De Gregori: più che razzista, Salvini è xenofobo


"Più che razzista, definirei Salvini xenofobo, che vuol dire un’altra cosa anche se i due termini vengono spesso accostati e confusi".
Parole chiare, dirette, che non lasciano dubbi ad interpretazione alcuna, quelle pronunciate da Francesco De Gregori, in un intervista al settimanale Vanity Fair, oggi in edicola, alla vigilia dei suoi 68 anni.La dichiarazione su Salvini parte da un commento che viene chiesto a De Gregori sull'affermazione di Romano Prodi che definisce il vicepremier un "razzista".
"Con il massimo rispetto per i bar, precisa De Gregori, luoghi che amo profondamente, nella discussione da bar non entro. La semplificazione di problemi come immigrazione o globalizzazione mi sembra sbagliata e l’uso di una parola così netta, che ha un significato così variabile nella storia del mondo, che si applica a situazioni diversissime, dal razzismo degli Stati dell’America profonda all'antisemitismo europeo del ’900, mi sembra superficiale come spesso è stato l’uso dell’aggettivo fascista o comunista attribuito al nemico politico solo per evitare di scendere sul piano della contestazione critica".
Nell’intervista assicura che non ha nessuna intenzione di ritirarsi dalle scene ("Sono sempre le scene che si ritirano da te"). "L’idea di essere su un palco da più di 50 anni non mi terrorizza, ma sicuramente mi stupisce. Non ho mai pensato che la mia vita dovesse essere così legata alla musica. Quando scrivevo i miei primi dischi, mi sentivo soltanto uno che aveva preso un treno in corsa. In famiglia, da mia zia a mio nonno, la musica c’era sempre stata. Ma l’idea di farne una professione era lontanissima e l’ambiente discografico non era proprio il mio. E invece da ’sto treno - un treno che si è fermato, ha rallentato e a tratti accelerato - non ho mai trovato un motivo per scendere".

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