Autonomie regionali affossate, un altro boccone amaro per Salvini: non ci sono i soldi

Dopo la Flat tax ridotta ed un aumento dell’Iva, teoricamente smentito dalla maggioranza, ma sempre più probabile, la Lega di Matteo Salvini rischia di dover inghiottire un altro boccone amaro ed accentuare lo scontro col ministro Tria, in questo momento garante dei conti del Paese: l’autonomia regionale differenziata richiesta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna rischia di andare in soffitta. 
Il motivo naturalmente, come direbbe Carlo Freccero, è sempre lo stesso: mancano le risorse.
Così ministro del Tesoro di fronte alla Commissione per il federalismo fiscale: “In alcuni casi le richieste regionali non appaiono del tutto coerenti con i principi costituzionali”. Di più: esiste “una tassatività del disposto costituzionale” che “affida allo Stato la competenza esclusiva in materia di sistema tributario e contabile dello Stato”. “Se si applica il principio del costo medio,continua Tria – alcune Regioni dovranno avere risorse aggiuntive che, o vengono prese dalle altre, oppure devono ricevere una copertura”.
Dunque la situazione è chiara: senza una riduzione dei trasferimenti alle Regioni del Sud, la riforma potrebbe costare molto di più di quello che il Paese in questo momento si può permettere. Non solo: per avvicinarsi gradualmente a quell’obiettivo occorrerebbe riformare il catasto e introdurre i cosiddetti “livelli essenziali delle prestazioni” nella sanità.
Le regioni del Nord puntano a trattenere più gettito fiscale di quel che oggi, in virtù della cosiddetta sussidiarietà, non avviene, secondo il principio per cui chi più risparmia sulle spese, più gettito trattiene. A suo tempo il governo Berlusconi, spinto proprio dalla Lega – chiese e ottenne una legge delega sul federalismo fiscale. Ma da allora non si è fatto nulla perché, come ricordava il ministro Tria, per realizzare quella riforma ci sono solo due strade: o ridurre i trasferimenti a quelle efficienti, o compensare il minor gettito con nuova spesa

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