Dalla Catalogna libera ai neo-franchisti, metamorfosi della Lega

La trasformazione della Lega, da movimento regionalista di ispirazione e cultura autonomista a partito centralista e nazionalista è giunta alla conclusione.
In origine il partito creato da Umberto Bossi sulla scia dei movimenti regionalisti è soltanto un ricordo. Oggi la Lega, non più Nord né tanto meno Lombarda, è interprete di una logica nazionalista ed è disposta a guardare con favore alle formazione politiche più aggressive, presenti nel panorama politico europeo.
Infatti, a Milano, alla riunione organizzata da Matteo Salvini, in vista delle elezioni europee, parteciperà anche il movimento spagnolo Vox, una formazione politica di destra, definita dalla stampa addirittura come neo franchista, che ha conseguito un buon successo in Andalusia.
Un partito, quello di Vox, che non nasconderebbe, in alcun modo, la propria ideologia.
Mentre il Partito Popolare ha solo legami storici “di fatto” con il franchismo (basti pensare al ruolo giocato da Manuel Braga Iribarne) ma non ha mai apertamente rivendicato una qualche continuità, con Vox tutto è chiaro. In ogni adunata si moltiplicano i saluti fascisti e le canzoni nostalgiche. Nel disegno dell’Europa immaginata da Salvini, però, le formazioni fasciste devono evidentemente essere parte di un’alleanza che esalta lo Stato nazionale e le logiche centraliste che avversa le libertà individuali e il diritto all'autodeterminazione come ci racconta il collega Carlo Lottieri dalle pagine virtuali de Il Dubbio.
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