Fontana, la famiglia deve tornare ad essere il motore della nostra crescita

Il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano intervista il ministro per le politiche della famiglia  Lorenzo Fontana vice segretario federale della Lega sostenitore dell'idea forza che la famiglia sia il motore della crescita del nostro paese.

Ministro Lorenzo Fontana, l’Italia è uscita dalla recessione economica ma – come ha registrato l’Istat - è vittima di quella “demografica”. Che segnale è?

«La recessione demografica è l’esito drammatico di una parabola globalista che ha portato alla disgregazione dei valori, del sostegno alle reti sociali, di cui la famiglia era cardine. Dal 1977 il Paese non ha più toccato il livello di sostituzione (2,1 figli per donna, ndr)».

Immaginiamo che questo rappresenti un nodo fondamentale per la Lega e per lei, titolare del dicastero della Famiglia.
«Da padre, da ministro e da vicesegretario federale della Lega dico che la famiglia, per noi, è una priorità assoluta, perché è il nucleo delle nostre comunità, ha una funzione attiva di welfare, è “produttrice” di Prodotto interno lordo. Ho apprezzato il fatto che il ministro Tria, nelle premesse al Def, abbia rimarcato come il ritorno a una fase di sviluppo economico sia strettamente correlato all’inversione del trend demografico negativo. E anche il presidente Istat Blangiardo ha rimarcato la centralità del rilancio demografico per garantire futuro e sviluppo al Paese, anche sotto il profilo economico».

Che cosa rappresentano le “culle”, richiamate tra l’altro nel titolo del suo libro, dal punto di vista culturale e antropologico?
«Le culle sono il simbolo della responsabilità dello Stato nei confronti dei suoi cittadini, la responsabilità di garantire futuro ai propri figli».

Il fatto che siano i migranti ad “ammortizzare” questa decrescita sembra un assist alle tesi di Emma Bonino...
«L’equazione che porta a considerare le migrazioni come “soluzione” al problema della denatalità è una comoda scorciatoia usata da certa sinistra per giustificare le proprie politiche filo-immigrazioniste e, me lo lasci dire, per giustificare un certo disimpegno di alcuni governi del passato nel campo delle politiche familiari e pure nei confronti dei Paesi di via di sviluppo, che forse qualche multinazionale vorrebbe utilizzare come bacino di approvvigionamento di manodopera a basso costo, per abbassare i livelli salariali. Non è questo il futuro che abbiamo in mente».

Sempre secondo l'Istat gli anziani vivono “meglio” dei giovani. Dobbiamo arrenderci a una nazione della terza età?
«Gli anziani sono un valore e una risorsa inesauribili, soprattutto oggi che rappresentano spesso un’àncora per tanti giovani. Ma è chiaro che dobbiamo puntare all’equilibrio tra generazioni, per permettere ai nonni di tornare a fare i nonni e ai giovani di costruirsi una famiglia e una vita autonoma, alle migliori condizioni e garanzie per il proprio futuro e per quello dei loro figli».

Demografia e crescita del Pil. Una formula “sovranista”?

«È la sola formula vincente».

Quali solo le misure per contrastare questa desertificazione?
«Da subito mi sono battuto affinché in legge di Bilancio venissero aumentati i fondi e rafforzate le misure, ottenendo circa 3 miliardi per famiglia e disabilità. Abbiamo potenziato il fondo famiglia da 4 a 100 milioni di euro, investito 80 milioni in welfare aziendale e in politiche di conciliazione famiglia\lavoro, potenziato e reso più flessibili i congedi, previsto misure ad hoc come il credito agevolato per le famiglie. Ora stiamo lavorando all’assegno unico per mamme e papà, che darà a quasi tutte le famiglie italiane con bimbi, comprese finalmente quelle del cosiddetto “ceto medio”, alcune centinaia di euro ogni mese. L’obiettivo è introdurlo già dal 2020».

Le cifre sulla natalità ci riportano indietro alla Grande guerra...Poi l'Italia si rialzò fino al boom economico. Ce la faremo di nuovo?

«Percepisco un grande clima di fiducia e la voglia di costruire un grande futuro. Siamo al fianco di tante mamme e papà per dar loro la possibilità di investire nella ricchezza più grande: i figli».

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