La Lega alla conquista di Roma con 3 candidate a sindaco pronte a spodestare il Campidoglio alla Raggi

Mancano ancora due anni alle prossime elezioni comunali a Roma ma il ministro dell'Interno nonché leader della Lega, Matteo Salvini lancia il guanto di sfida agli alleati di governo del Movimento Cinque Stelle. Dopo l'ottimo risultato conseguito alle ultime europee con 257 mila preferenze conseguite pari al 25,78% e l'annuncio di un lavoro sulle singole municipalità ed un programma in discontinuità con l'attuale amministrazione occorre trovare un candidato che abbia reali chance di diventare sindaco della città eterna. Il collega Alessandro Parodi, dalle colonne virtuali di Open, il portale di approfondimento politico guidato da Enrico Montana, in un interessante articolo, che riportiamo per intero.

Le mosse di avvicinamento di Salvini

Ora però, per passare dalla teoria alla pratica, il titolare del Viminale ha davanti un nodo non semplice da sciogliere: quello di trovare una figura che possa avere delle reali chance di diventare il primo cittadino (o, come vedremo, la prima cittadina) della Città Eterna. Qualche mese fa lo stesso Salvini aveva dichiarato: «Quando cammino per le strade di Roma mi dicono “daje Mattè, vieni a fà er sindaco”. Per ora faccio il ministro, ma se ci chiamano noi ci siamo».
Quel «per ora faccio il ministro» era parso a qualcuno una candidatura in prima persona: difficile però immaginare che il segretario della Lega, lanciatissimo dopo i risultati delle elezioni europee e definito da più parti il “premier in pectore”, possa rinunciare alla guida del governo – per ora solo politica, domani, probabilmente, diretta – per la carica seppur prestigiosa di sindaco di Roma.

Il profilo del candidato
A Roma si voterà, a meno di imprevedibili colpi di scena, nella primavera del 2021. Salvini ha in pratica due anni per trovare un candidato vincente per il Campidoglio. Due anni nella politica contemporanea sono un’eternità: va perciò premesso che a ipotizzare chi potrà essere l’alfiere leghista per la conquista di Roma oggi, dato lo status quo, si rischia di essere smentiti nei prossimi mesi dall’evolversi delle vicende politiche.

La discontinuità con la giunta Raggi
Detto ciò, un ritratto del possibile candidato si può azzardare. Intanto deve essere una figura che segni una netta discontinuità dalle scelte dall’amministrazione Raggi e più in generale del Movimento 5 Stelle: questo fa propendere per un esponente della Lega (o del centrodestra) che abbia manifestato posizioni non sempre concilianti con gli alleati di governo.

Nessuna ombra per la leadership di Salvini
In secondo luogo, per avere la benedizione di Salvini, il profilo dell’aspirante primo cittadino, dovrà essere quello di chi non corra il rischio di impensierire la leadership del ministro dell’Interno: la gestione di Roma è un’enorme gatta da pelare, ma anche un gigantesco palcoscenico.

La prova generale delle politiche per i sovranisti
Terzo e ultimo, ma non secondario elemento, la scalata di Roma sarà certamente uno dei passaggi per la costruzione di quell’alleanza di centrodestra-destra sovranista, a quanto pare con Forza Italia fuori dai giochi, che aspira al governo del Paese e che oggi i sondaggi danno vicinissima ai numeri per farlo. Insomma, Roma come la prova generale per la conquista dell’intero Paese. La scelta del candidato passerà certamente anche attraverso queste considerazioni.

La Lega a sud del Rubicone
C’è poi da fare un considerazione di ordine generale. Se la Lega è diventata, anche elettoralmente – e ce lo dicono i risultati delle ultime elezioni amministrative (sia regionali che comunali) – una forza nazionale, non ha al Centro-sud una classe dirigente solida con un’esperienza amministrativa di lungo corso come quella maturata in decenni al Nord.
A sud del Rubicone (fino a poco tempo fa si sarebbe detto “a sud del Po”) il Carroccio non può contare su uno Zaia, nome che per altro soddisferebbe la seconda caratteristica del profilo tracciato, ma risulterebbe scelta piuttosto barocca rispetto alle altre.

L’ipotesi Meloni
Premesso tutto ciò, sic stantibus rebus, la rosa dei nomi fra cui Salvini potrebbe scegliere si ridurrebbe a tre possibili candidati: e potrebbe essere una sfida tutta al femminile. In pole position, stando a quanto riferiscono i ben informati, ci sarebbe il nome di Giorgia Meloni. Seguirebbero staccate la ministra Giulia Bongiorno e la deputata leghista (romana) Barbara Saltamartini.
La soluzione Meloni in realtà sarebbe l’uovo di Colombo. Nessuna politica aveva sfidato, poi sconfitta, la Raggi nel 2016: dichiarandosi deluso dall’attuale prima cittadina, Salvini potrebbe tranquillamente appoggiare chi si era candidata contro di lei con un programma alternativo.
Inoltre, Meloni incarna tutte le altre caratteristiche ideali del profilo: non fa parte del governo gialloverde e una sua eventuale vittoria potrebbe fare da apripista al successo sovranista alle elezioni politiche (se non si voterà prima). La leader di Fratelli d’Italia, poi, seppur ormai unica alternativa nel centrodestra a Salvini, non ha elettoralmente il peso specifico necessario per impensierire la leadership del ministro dell’Interno.

L’ipotesi Saltamartini
Tra i nomi che circolano con più insistenza c’è quello di Barbara Saltamartini, salviniana della prima ora, proveniente dal mondo di An. Deputata alla terza legislatura, ora è presidente leghista della commissione Attività produttive della Camera e sicuramente una figura di punta della Lega sul territorio romano. Ecco perché Matteo Salvini potrebbe esprimere lei come candidata sindaca.
Dalla sua ha il fatto di essere stata tra i primi a puntare sul Carroccio, quando la Lega era ancora una scommessa e i risultati di oggi erano quantomeno inimmaginabili. Tutte le volte che è venuto fuori il suo nome per Roma, lei ha reagito sminuendo la circostanza e citando spesso una battuta di sua nipote: «Zia se diventi sindaco ti regalo una scopa così pulisci questa città».

L’ipotesi Bongiorno
Discorso diverso è quello di Giulia Bongiorno, storico avvocato di Giulio Andreotti, molto stimata nei palazzi della Roma che conta. Ha dalla sua l’atteggiamento serio e austero, una personalità forte e decisa, un senso del dovere che sembra essere la sua priorità. Potrebbe essere una Margareth Tatcher in versione italiana – o romana se davvero venisse espressa come candidata.
In ogni sua uscita o intervista, la ministra per la Pubblica amministrazione, non risparmia mai dure critiche e affondi alla sindaca Raggi. E proprio questo suo atteggiamento critico nei confronti dell’amministrazione capitolina ha fatto pensare a un interessamento particolare verso il ruolo di sindaca e alla mira del Campidoglio. Ambizioni che però la diretta interessata ha sempre smontato: «Non voglio fare il sindaco, ma amo Roma e vederla in questo stato mi addolora».

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