Briganti di Calabria: una ribellione sociale e identitaria: il convegno di Borgo di Longobardi


Nell'incantevole scenario dell'antico borgo di Longobardi comune di poco più di 2 mila abitanti della provincia di Cosenza  si è tenuto il convegno storico, dal titolo: "Briganti di Calabria", una giornata di approfondimento sul fenomeno complesso del brigantaggio.
 Evento organizzato dai ragazzi dell'associazione Briganti di Calabria, tra gli interventi quello storico dello storico Rocco Giuseppe Greco, che ha presentato l'interessante libro: "L'ultima Brigantessa" - un romanzo sulla storia di La brigantessa Maria Oliverio, detta Ciccilla, moglie del capo brigante Pietro Monaco, Brutta Cera; quando il marito è ucciso da tre dei suoi gregari più fidati, Maria non si arrende e assume il comando della banda. Catturata nel febbraio del 1864, è processata e condannata a morte "mediante fucilazione nella schiena". È l'unica brigantessa italiana alla quale è data una tale pena, che però è subito commutata dal Re nei lavori forzati a vita.
 Ai lavori del convegno sono intervenuti, Domenico Barbaro -Presidente dell'associazione "Terra di Mezzo e Gaetano Amendola- Presidente dell'associazione Massud Sud.
 Quest'ultimo ha ripercorso la storia della spedizione del Cardinale calabrese Fabrizio Ruffo che, partendo dalla sua terra, nell’arco di pochi mesi (dal febbraio al giugno del 1799), sconfigge i giacobini e i loro alleati repubblicani, riconsegnando il Regno di Napoli al suo legittimo re Ferdinando IV di Borbone. Un'armata di "contadini" che non solo difesero la loro terra ma anche la tradizione cattolica, tratto distintivo di una terra da sempre fortemente identitaria e cattolica . 
Domenico Barbaro ha evidenziato che in realtà si trattò di una vera e propria Guerra civile, tra i piemontesi e i briganti, una pagina di storia ( scritta come al solito dai vincitori) che doveva essere dimenticata, rimossa o almeno ridimensionata ad una mera operazione di repressione di polizia. In realtà il brigantaggio fu una forma di ribellione estrema che nasceva dalla misera in cui viveva la Calabria, una terra martoriata che per secoli ha conosciuto come unica legge quella dei padroni di turno: i conquistatori e i loro servi i baroni. Non solo una protesta sociale ma una connotazione fortemente politica che metteva al centro non solo la difesa della propria terra ma sopratutto la propria identità. In conclusione i due rappresentati dei movimenti identitari calabresi auspicano che questa pagina di storia possa essere un esempio per i giovani, che costretti ad emigrare per costruire il proprio futuro, ritornino a combattere per liberare la Calabria. Proprio come i briganti.

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