Alessandro Sansoni (Culturaidentità): cos'è la famiglia e perché va difesa - Il Sovranista

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venerdì 4 ottobre 2019

Alessandro Sansoni (Culturaidentità): cos'è la famiglia e perché va difesa



Venerdì 4 ottobre, nelle edicole del Nord, del Centro, del Sud del paese, isole comprese, i lettori troveranno il numero 8 di CulturaIdentità, il magazine mensile fondato da Edoardo Sylos Labini e diretto da Alessandro Sansoni.
Un numero interamente dedicato alla Famiglia, argomento di scottante attualità per il quale l'artista Mr Save The Wall ha realizzato la copertina, che riportiamo volentieri anche in questo blog.
Trentadue pagine che contengono un appello, rivolto ad ogni uno di noi:  cosa siamo senza un padre e senza una madre? Cosa si muove dentro le nostre viscere quando una di queste figure viene a mancare.
In esclusiva per i lettori de il Sovranista, per gentile concessione del direttore Alessandro Sansoni, riportiamo per intero e fedelmente un suo editoriale : Cosa è la famiglia e perché va difesa.

Cos’è la famiglia e perché va difesa
di Alessandro Sansoni


Cos’è la famiglia? Sembra incredibile, eppure, se ci poniamo il problema di difenderla, la domanda va posta. Fortunatamente la questione non nasce oggi, in un tempo in cui il concetto è stato relativizzato, si tratta infatti di uno dei temi più originari della filosofia sociale.
Per molti secoli, nell’ambito del pensiero europeo, la definizione più convincente è stata quella di Aristotele: la famiglia è la cellula fondamentale della società, che ne riproduce, quando è sana, le caratteristiche, solo su scala più vasta.
Le difficoltà sono sorte allorché ha preso piede in Occidente, con l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese, una visione del mondo individualistica, che metteva in discussione la dimensione comunitaria delle aggregazioni sociali. Cominciò così a prendere forma nell'Ottocento l’idea borghese di famiglia, come luogo degli affetti e di realizzazione e appagamento della propria dimensione esistenziale e sentimentale. Centinaia di romanzi e feuilleton contribuirono al diffondersi di questa concezione, che in larga misura dura ancora oggi, e si caratterizza per la sovrapposizione tra l’amore di coppia e la famiglia come istituzione.
Non è un caso che le risposte più efficaci alla nostra domanda le abbia fornite l’idealismo tedesco, che per primo dovette misurarsi filosoficamente con un approccio individualistico al tema. Se Schelling descrisse l’amore come co-appartenenza del diverso, ovvero l’unione di due esseri che, pur distinti e autosufficienti, non possono fare a meno l’uno dell’altro, strizzando l’occhio al nascente sentimentalismo borghese, fu Hegel ad elaborare una definizione di famiglia ancora oggi puntualissima: essa è un’unità organica costituendo la quale l’individuo trascende sé stesso per uno scopo più alto, che è appunto la salvaguardia e il bene della comunità familiare nel suo complesso. Per il pensatore svevo è inoltre ben chiaro l’impegno verso la società che le persone si assumono al momento di costituire il proprio nucleo familiare, legato in particolare alle finalità procreative e, di conseguenza, alle responsabilità patrimoniali e formative ad esso intrinsecamente connesse.
Secondo Hegel, che poi è alla base di tutte le definizioni giuridiche dell’istituto familiare negli Stati moderni, attraverso il matrimonio l’individuo non ricerca la propria felicità personale, ma si assume piuttosto delle responsabilità verso il coniuge, verso coloro che verranno dopo di lui, verso gli altri elementi della famiglia e verso la società. Per questo lo Stato protegge la famiglia e offre, eventualmente, benefici a chi ne costituisce una. Non stiamo parlando, dunque, di un diritto civile o di un contratto tra privati, ma di un istituto sociale, con rilevanti implicazioni costituzionali, atto a garantire nel tempo la sopravvivenza di un popolo.
La famiglia è, insomma, quello che i greci chiamavano ‘oikos, la casa nel suo complesso, un’unità patrimoniale e sociale, in cui ognuno ha un ruolo, composta almeno da un uomo e una donna con l’ambizione di proiettarsi verso l’avvenire attraverso una possibile progenie.
Perché una cosa così scontata e naturale come la famiglia è a tal punto sotto attacco da dover essere difesa? Non parliamo solo della tradizionale famiglia cristiana (in fondo le varianti possono essere diverse), ma della famiglia in quanto tale. Nel corso del Novecento essa ha subito altri attacchi. Dalle ideologie totalitarie: Nazionalsocialismo e Comunismo pretendevano di sovrapporle lo Stato, in particolare nelle funzioni educative verso i bambini dalle quali volevano estrometterla, ma anche sotto altri aspetti. Anche l’individualismo liberal post-sessantottino l’ha minata, estremizzando in una logica consumista il diritto all’appagamento dei propri desideri personali e irridendo a qualunque spirito di sacrificio e di responsabilità, con pesanti conseguenze sulla coesione sociale dei paesi occidentali.
Ciò che però oggi rischia di distruggerla è la Tecnica, ovvero la commistione tra l’idea che il matrimonio sia l’occasione per appagare i propri bisogni affettivi e la possibilità offerta dalle nuove tecniche di ingegneria genetica a chiunque desideri un figlio, persino a due persone dello stesso sesso.
Questa è la vera questione, sono le potenzialità della scienza moderna che rischiano di sovvertire, fino ad annientarlo, l’istituto familiare. Il paradosso, scandaloso, è che il principio di precauzione, giustamente sbandierato quando ad essere manipolati geneticamente sono alimenti di origine vegetale o animale, sembra non valere quando parliamo di esseri umani. Eppure dovremmo aver imparato che, quando alla razionalità umana non si pongono limiti, all’orizzonte si stagliano i mostri.


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