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martedì 5 novembre 2019

La Meloni fa a pezzi Report: ecco tutte le balle su di me

Report si becca il contro-Report coi fiocchi. E incassa una figuraccia storica. Con questa mossa, come ci racconta il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne di Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri,  la politica inizia a dimostrare anti-corpi e spirito di iniziativa nei confronti di una narrazione pericolosa, anti politica ed  anti-nazionale.

Di chi Report ferisce di contro-Report perisce. Se da una parte la trasmissione di Rai3, il 28 ottobre scorso, ha speso cinquanta minuti di servizio pubblico per lo speciale “La fabbrica social della paura”, con la tesi che dietro la macchina web di Fratelli d’Italia si muoverebbe una presunta regia internazionale acchiappa-follower con l’obiettivo di propagandare il verbo sovranista, la risposta di Giorgia Meloni, dati alla mano, non si è fatta attendere: «Report? Una fabbrica di fake news».
Nella sala stampa della Camera è andata “in onda” ieri, letteralmente, la contro-inchiesta della leader di FdI e del suo staff social nei confronti della trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci. Ecco la premessa: «Io non faccio parte di nessuna internazionale sovranista – questo il punto di Meloni -, di soldi per comprare account fake non ne ho mai avuti, dopo che il giornalista di Report mi ha fatto la domanda con un grafico in mano, poiché il tema mi interessa, abbiamo approfondito». Le conclusioni dell’approfondimento? «Quelle di Report sono tutte falsità, i numeri sono sballati». Altro che giornalismo d'inchiesta dunque, per la madrina della destra «qui si tratta di giornalismo spazzatura, che costruisce tesi complottiste per screditare me e FdI, di cui la Rai dovrebbe chiedere conto. Vogliono minare la nostra credibilità».
Questi i “titoli” della ricostruzione elaborata dal centro studi di Fratelli d’Italia la quale – con tanto di video e grafici – ha replicato all’inchiesta di Report che ha preso di mira, dopo averlo fatto con la “Bestia” di Matteo Salvini, la macchina social della leader di FdI accusandola, di fatto, di far parte di un grande complotto dove nello stesso calderone sono finiti, insieme a Meloni, le pagina social “Trash italiano” e quella dell’artista Francesca Michielin, la teoria della “Grande sostituzione” e un grottesco richiamo in apertura al folle stragista austrialiano Brenton Tarrant.
In sostanza l’accusa mossa nei confronti di Meloni è di aver acquistato pacchetti di account fake – i cosiddetti bot - che amplificherebbero il traffico della sua pagina Twitter tanto da “convincere” l’algoritmo della viralità dei post e veicolare così i messaggi a una platea vastissima. «La tesi che Report cerca di dimostrare - ha spiegato Meloni - è che ci sarebbe una regia occulta internazionale, tendenzialmente filo russa ma con aiuto di Steve Bannon quindi anche americana, che consentirebbe alla sottoscritta di diffondere contenuti sui social in modo “anomalo”: e l'anomalia sarebbe che utilizziamo account fake».
Per dimostrare ciò Report ha comparato i dati di due pagine - Trash italiano e Francesca Michielin appunto - con quelli della presidente sovranista: secondo la trasmissione molti follower coinciderebbero. «Sensazionalismo», la replica FdI che per dimostrarlo ha utilizzato nella sua contro-inchiesta proprio i dati di Audience Connect, lo stesso strumento utilizzato dall'esperto di Report, «un tale Alex Orlowski». Colui che su Twitter – tra insulti ai carabinieri e invettive antisovraniste - scriveva di Meloni: «Parla un inglese decente e potrebbe fare la lavapiatti a Londra». Insomma, non proprio un analista “neutrale”: un «odiatore seriale», ribattezzato in conferenza.
I risultati del fact-checking? Il primo è che Meloni e Trash italiano hanno in comune 241mila follower, «ovvero il 29%, quindi un dato più basso di quanto mostrato dal grafico di Report». Ma questo è l’antipasto. La notizia ghiotta è frutto di una semplice comparazione: tra il profilo di Meloni e quello del Pd, per esempio, la sovrapposizione delle due platee è del 35,5%, così come con Giuseppe Conte è del 39% o con il comico Enzo Salvi - «Er Cipolla», ha ironizzato Meloni - del 27%. Non solo. Nel dossier si sottolinea come anche tra la cantante e Maria Elena Boschi ci siano in comune il 30% di follower. Pericolosa sovranista pure la Boschi?
A questo punto è arrivato il siparietto con l’autore del servizio di Report, Giorgio Mottola, presente in sala: «Ci siamo limitati a mettere in fila delle anomalie. Venga in trasmissione per approfondire l'argomento in un'altra puntata», ha spiegato annunciando che Report sta facendo ulteriori indagini. Un autogoal del programma questo, secondo Meloni: «Se lei dice che sta facendo altre verifiche, vuol dire che avete mandato in onda un servizio di cui non eravate certi, tentando di minare la nostra credibilità, perché non condividete le mie tesi».
Per FdI, insomma, si è trattato di un’operazione di mistificazione: «Si arriva addirittura a sovrapporre le nostre posizioni politiche con un signore che in Nuova Zelanda è entrato in una moschea e ha sparato 50 persone...». Nessuna querela, però. «Non mi interessa la censura di Report. Volevo difendermi da accuse infondate», ha concluso Meloni che non ha risparmiato però la stoccata finale: «Questa è spazzatura giornalistica, sono tutte falsità. Noi le abbiamo smontate una per una e diciamo agli italiani “attenzione”, perché quello che era il principale programma di inchiesta del servizio pubblico oggi è diventata una trasmissione che fa giornalismo di teorema per colpire evidentemente gente che non gli fa simpatia».

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