Aiutiamoli a casa loro non è un slogan ipocrita. Parola del talebano Fratus - Il Sovranista

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lunedì 13 gennaio 2020

Aiutiamoli a casa loro non è un slogan ipocrita. Parola del talebano Fratus

Giovedì 16 gennaio presso il salone di rappresentanza Palazzo Tursi, a Genova, il gruppo consiliare della Lega Salvini Premier ha organizzato un incontro pubblico dal tema "Aiutiamoli a casa loro".
Sono previsti interventi di Stefano Garassino, assessore alla sicurezza, Francesca Fassio, assessore ai servizi sociali, Lorella Fontana, capogruppo consiglio comunale, Marco De Ponte, direttore generale Actionaid, Corrado Oppedisano, fondazione Forum Sad, Fabrizio Fratus, Reach Italia Ong, moderati dal consigliere comunale Davide Rossi.
Sul rapporto tra Organizzazioni non governative ed istitizuioni abbiamo sentito telefonicamente Fabrizio Fratus, nella duplice veste di ideologo de Il Talebano, laboratorio politico culturale che opera attorno al progetto di Matteo Salvini al fine di riaggregare l'area della destra politica italiana al fine di arrivare, in tempi brevi, alla nascita di un grande movimento identitario e responsabile di Reach Italia Ong organizzazione non governativa, nata più di 30 anni fa, che ha come missione il sostegno a distanza. Attraverso il sostegno a distanza, si prefigge di aiutare concretamente i  bambini, a cominciare dai più bisognosi dei Paesi più poveri, dando loro un’istruzione scolastica, vestiario, assistenza sanitaria, e nel caso di bambini malnutriti, integrazione alimentare.
Partendo dal sostegno a distanza, precisa Fratus, vuole stimolare processi importanti di cooperazione lavorando per combattere fame e malnutrizione, favorendo inoltre l'accesso all'istruzione dei bambini.
D'altronde la prima emergenza è la malnutrizione dei bambini, a cui segue l'analfabetismo, che è uno dei problemi maggiori alla non possibilità di crescita a livello culturale di una popolazione e quindi l'impossibilità di formare una democrazia partecipativa. I governi in questa direzione non si sono mossi. Sviluppare progetti con le Ong virtuose in questo campo, continua Fratus, dovrebbe essere il nuovo percorso per chi ha intenzione di un'azione reale e concreta nella cooperazione internazionale.
A molti non piace lo slogan aiutiamolo a casa loro, per motivi di natura squisitamente politica piuttosto che pratica. Noi come Ong, precisa Fratus, non siamo interessati alle polemiche, specie quelle politiche, ma alle soluzioni concrete, reali e positive, per cui gli obiettivi sono chiari: scolarizzazione, alimentazione, cure mediche adeguate.
Negli ultimi anni, si è parlato, anche a sproposito della questione dei migranti. Alcuni hanno utilizzato queste povere persone per scopi di propaganda, altri per arricchirsi. D'altronde i migranti ci sono stati e ci saranno sempre. La storia ci dimostra che le persone si spostano quando le condizioni della loro vita diventano difficili, per non dire impossibili e cercano un posto migliore dove vivere. Le migrazioni, quindi ci saranno sempre. Vanno gestite, non è possibile prendere tutti senza adeguata organizzazione. Questo è il primo errore. Noi, ricorda Fratus, non abbiamo attivato un sistema per accogliere ed integrante realmente i migranti. Allo stesso modo non possiamo permettere che persone muoiano in mare. Ma quindi che dobbiamo fare? Anche in questo caso è l'Europa la risposta. Un Europa dotata di un piano di accoglienza, di integrazione e sviluppo relativo ai migranti, capace di porre in essere azioni forte nei paesi da cui si migra. Solo migliorando le condizioni di vita di quei paesi avremo una sensibile diminuzione delle migrazioni.







a.

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