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venerdì 3 gennaio 2020

Paragone: nessuna scissione con Di Battista. Mai con la Lega che vuole Draghi presidente della Repubblica

Smentisce, in maniera categorica, di avere in mente altri progetti e rivendica di aver agito esclusivamente per difendere il programma politico del Movimento Cinque Stelle.  O almeno “il suo spirito espansivo” e contro le regole volute da Bruxelles. Meno di 24 ore dopo l’espulsione dal Movimento 5 stelle, il senatore Gianluigi Paragone dice di non riconoscere la decisione del collegio dei probiviri e, forte del sostegno di peso dell’ex deputato Alessandro Di Battista, annuncia che non lascia il gruppo in Senato. “Mi dovranno buttare fuori”.
 Quindi, assicura tutti,  per il momento non ha in programma scissioni o passaggi ad altri partiti. Sicuramente non nelle fila della Lega, d'altronde Paragone non può andare da chi candida Draghi alla Presidenza della Repubblica o da chi non ha il coraggio di dire che bisogna nazionalizzare autostrade e telecomunicazioni.
Il giornalista è stato messo sotto accusa per aver votato contro il voto di fiducia alla legge di Bilancio a dicembre scorso, atto che viola il regolamento. “Cacciarmi è stata una decisione arbitraria e presa in conflitto d’interessi”, ribatte Paragone. Che chiede la stessa velocità di intervento per “chi non restituisce lo stipendio” o i tre che hanno firmato per il referendum contro il taglio dei parlamentari. E se al Movimento dà possibilità di risollevarsi, definisce spacciato Di Maio: “Ormai non ha più la muscolatura per avanzare”. E ancora: “E’ immaturo e presuntuoso”. L’ultimo appello lo fa al ministro Alfonso Bonafede: “E’ questo il vostro senso di giustizia?”.

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