Mazzella intervista l'editore Vozza all'ombra della torre di Federico II - Il Sovranista

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mercoledì 18 marzo 2020

Mazzella intervista l'editore Vozza all'ombra della torre di Federico II

Nella sua qualità di collaboratore del Nostro blog, Antonio Mazzella ha intervistato il fondatore e titolare della Giuseppe Vozza Editore. Una casa editrice di cultura identitaria, sovranista, meridionalista.È con piacere che vi proponiamo questa intervista.


Spesso si incontrano insperate fonti cui abbeverarsi, avendo sempre sete di sapere, veri e propri siti di conoscenza, presidi di cultura, sul territorio... ci sono persone comuni, che sanno affrontare compiti straordinari, come questo, e dedicano se stessi, e buona parte del loro tempo, delle loro energie, a qualcosa che va ben oltre ogni equazione personale.
Una di queste persone, è Giuseppe Vozza, vive nella splendida cornice pedemontana della Città di Caserta, all'ombra della Torre di Casa Hirta, in luoghi verdi che richiamano quella Campania felix in cui, a volte, anche lo scorrere della vita, nel suo quotidiano, con le sue contingenze, conserva ancora, a saperlo gustare, l'antico sapore di un tempo.
Luoghi ricettacolo di cose meravigliose, con scenari ai margini del fiabesco...posti dove, sapendo trovare in sè stessi lo spirito giusto, la frenesia inconsulta del mondo moderno viene arginata dal contemplare, e compenetrarsi, in un contesto bucolico, dal clima dolce, dalla sensazione leggera che si prova, nell'osservare il volo di un falco... o il repentino planare di un barbagianni, che pare voler attraversare la notte, per fermarsi sul tuo parabrezza, mentre invece va oltre... nel vedere un branco di daini aggirarsi nei boschi dei giardini reali, o lo scatto improvviso di una lepre, o l'incedere notturno di una volpe, che ti attraversa la strada, si blocca come ipnotizzata dai fari, e dopo un istante, velocemente, si dà alla fuga, e quello che cattura il tuo sguardo, è un ultimo guizzo della sua splendida coda...
...ed io l'ho raggiunto, per dare modo anche a chi ci legge, di conoscerlo, e di apprendere della sua attività editoriale, perchè ne vale la pena. Veramente.

 Eccoci qua, Peppe, mi è d'obbligo ricordare che, prima di iniziare questa ardua sfida,
hai lavorato come consulente in una grande società italiana.
È bene ricordare che hai sempre avuto un amore, che tu stesso hai definito "smodato", per i libri e tutto ciò che, come ti piace dire, "odora di inchiostro". Chi ti conosce, sa bene che il pensiero latente, a volte pressante, quasi, e sempre ricorrente, una sorta di sogno nel cassetto, era quello, come raccontavi, di "mettere su una casa editrice"... Poi, un’estate di qualche anno fa, decidesti ad iniziare a pubblicare libri.

Non te l'ho mai chiesto, ma lo faccio ora; perché fondare una casa editrice?
Ho un mio vizio mentale che mi porta sempre a stare in minoranza e quando sto in minoranza dopo un po’ mi ritrovo ad essere minoranza nella minoranza.
Questo perché ritengo che vadano sempre salvaguardati i diritti e le possibilità di ognuno, perché è solo in tal modo che si evidenziano identità e diversità.
E proprio in quest’ottica, pur sapendo tutte le enormi difficoltà che bisogna combattere e superare giorno dopo giorno, volli fondare una casa editrice che riuscisse, data la penuria di mezzi con cui iniziavo, a parlare ‘altro’ rispetto all’ammorbante panorama culturale italiano.
Da un alto, sin da piccolo, sin dalle elementari, ad esempio, non mi è mai piaciuta la vulgata inculcataci secondo la quale gli eroi stavano solo da un lato, quello del nord, e dall’altro i nostri antenati erano cafoni, arretrati, imbelli. Ma non c’era solo questa ragione alla base della scelta editoriale, c’era anche un’altra scelta: combattere contro l’appiattimento culturale, che fa proprio a cazzotti con la cultura, con la ricerca libera, la quale se veramente libera permette di andare oltre.

In buona sostanza, tu sostieni che la cultura in Italia è, come "ingessata"?
 È la sacrosanta verità. La circolazione delle idee nella nostra Penisola non è mai avvenuta, perché vi sono circoli (grandi e ben sostenuti finanziariamente e politicamente) che si contraddistinguono per esercitare esclusivamente l’autoreferenzialismo, la consuetudine delle relazioni e dello scambio. Questi signori del potere fra di essi praticano tutti questi salamelecchi e per chi è anche leggermente distante dalle loro posizioni esprimono la loro altezzosità o ignorando e/o demonizzando chi pensa ed opera in modo realmente liberalmente. Addirittura si danno da fare, laddove fanno finta di presentare qualche autore altro, solo a costruzioni fantasiose, senza aver mai letto un rigo di quell’autore. Allora dove sta la circolazione delle idee e degli uomini? Ma queste pratiche non sono proprio le tanto vituperate pratiche mafiose?

 Prendo atto, Giuseppe, ma, proprio prendendo spunto dal tuo punto di vista, e da queste tue affermazioni, mi sorge spontaneo chiederti quali siano, allora, i tuoi intenti programmatici, ed I tuoi progetti, magari già per un prossimo futuro. Puoi farcene partecipi?
 Inutile dire che il futuro si innerva sul presente e fino a che non riusciamo a risolvere questi problemi, non si può scrivere alcuna pagina in futuro. Ma ciò significa che dobbiamo continuare a combattere, a trovare tutti i nervi scoperti del potere culturale imperante e lavorarlo ai fianchi.
Le occasioni sprecate negli ultimi anni servono solo a far capire che la lotta va condotta solo con persone serie, in modo quasi militare.
Altrimenti non si riusciranno giammai ad invertire le forze in campo, perché quelle del ‘politicamente corretto’, oramai sono dappertutto, anzi, i loro credi oramai sono i credi della maggior parte dei cittadini, i quali inconsapevolmente hanno introiettato idee e modelli estranei alla cultura greco-latina ed europea.
Allora in quest’ottica ognuno di noi è tenuto a portare il suo contributo, piccolo, piccolissimo ma lo deve portare, perché è solo mettendo insieme i vari soggetti che si dimenano sul territorio che si potrà sconquassare la prepotenza dell’attuale potere.
E bisogna utilizzare tutte le armi: libri, commedie, canzoni, festival, giornali, strumenti di comunicazione moderni, tele, radio, non lasciando nulla di intentato.

Volendo approfondire, più nel particolare, quello che è stato l'impegno che hai già, fin qui, saputo sostenere, puoi farci cenno del lavoro prodotto, in cui tutto ciò si è potuto manifestare, e concretizzare, attraverso la tua Casa Editrice, e, magari, suggerirci qualche libro?
 Siamo quasi a cento libri.Tra questi tantissimi sono per l’appunto testimoni di cultura ‘altra’, ora parlando di antropologia culturale, come il mio sulla tracciatura del solco, tradizione, a parer mio, tra le più antiche, se non addirittura la più antica, dove si evidenzia il contributo della tradizione storica culturale italiana e pre-cristiana, ora di archeologia, ora di storia, come il bel libro di Andrea A. Ianniello su Costantino, e sempre Ianniello ha scritto, unitamente alla studiosa fiorentina Federica Franci, un bel libro su Evola ed il Dadaismo, ora di romanzi storici ad opera ad esempio di Rosario De Simone, un funzionario della Comunità Europea, che si diletta a scrivere di Francesco IV di Borbone e di Murat, di Garibaldi e di Mussolini, partendo da fatti reali ed imbastendo avventurosi racconti, senza disdegnare dei veri e propri racconti sgorganti dalla più pura fantasia come l’ultimo di Giampiero Lisi dall’emblematico titolo Amorebello, oppure di filosofia dove Ernesto Funaro, ad esempio, ci parla del periodo olandese di Cartesio. In verità ogni libro ha la sua caratteristica di individuare un percorso piccolo per portare il contributo a cambiare le sorti della cultura italiana.

Qualora volessimo comprendere in un pensiero, una citazione, se vuoi, sintetizzando senso ed essenza della tua attività editoriale, quale suggeriresti?
 Mi piacciono molti alcuni versi dell’ «In morte di Carlo Imbonati» di Alessandro Manzoni: “de le umane cose / tanto sperimentar, quanto ti basti / per non curarle: non ti far mai servo: / non far tregua coi vili: il santo Vero / mai non tradir: né proferir mai verbo, che plauda al vizio, o la virtù derida.

 Una citazione non da poco, anzi, davvero impegnativa, che, immagino, valga per il percorso compiuto fin qui, ma è anche una dichiarazione d'intenti per il futuro?
 Sono i principi a cui mi ispiro e che cerco di mettere in atto. E se ci pensiamo bene sono i principi che ci derivano direttamente dall'insegnamento dei Romani.

Questo, quindi, a conferma che Principi che siano Tali, valgono oggi, non meno di quanto abbiano avuto valore ieri, o ne avranno domani...naturalmente, non mi sarei aspettato di meno,
da te, che sei un uomo di cultura classica, ed in questa veste, ti chiedo il contributo di una riflessione su questo momento particolare che stiamo vivendo.
 Il coronavirus credo che abbia evidenziato il nervo scoperto della globalizzazione, sempre felicemente auspicata da gruppi di potere e di comunicazione, della politica e della cultura, tutti fortemente interessati. Soprattutto, almeno per quanto riguarda l’Italia, si è avuta la conferma che il pubblico è riuscito a fare la sua parte, a fronte delle continue liberalizzazioni e privatizzazioni, all’insegna del ‘privato è bello’. Purtroppo, non possiamo più reggerci su queste immonde politiche che pregiudicano i diritti della maggioranza degli italiani per privilegiare gli interessi, perché di interessi si tratta, di una ristrettissima minoranza, avvezza da una vita a vivere sulle spalle dei cittadini.
Ma il coronavirus credo che abbia evidenziato anche un altro dato. A fronte delle tanto pubblicizzate "sanità del nord", si è visto che al Sud e precisamente a Napoli, nell’ex-capitale del Regno delle Due Sicilie, si è fatta una sperimentazione efficace per combattere il virus in parola. Alla luce di ciò dovremmo ripensare tutto e tutti, saltando tutti gli schematismi mentali, che ci vorrebbero far dividere in modo manicheo tutto ciò che si para davanti ai nostri occhi.

Giuseppe, grazie della tua disponibilità, sei stato chiaro ed incisivo, e chi vuol intendere, intenda.Nel salutarti, ci farebbe piacere avere un indirizzo di posta elettronica dellaGiuseppe Vozza Editore, per dare modo ai Nostri Lettori di prendere contatto, anche per acquistare le opere che avete in catalogo.
R. Con piacere, e te ne ringrazio. Chi lo desidera, può scriverci: libri@vozzaeditore.it
http://wwwvozzaeditore.itda parte mia assicuro che faremo del nostro meglio per andare incontro alle richieste che ci dovessero pervenire, come sempre.

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