Alfredo Iorio: una Calabria tradita dalla Lega - Il Sovranista

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martedì 7 aprile 2020

Alfredo Iorio: una Calabria tradita dalla Lega

Sul numero di martedì 7 aprile il Quotidiano del Sud edizione Calabria ospita un intervento di Alfredo Iorio, leader del movimento identitario La Calabria prima di tutto, intitolato "Una Calabria tradita dalla Lega.
In questo articolo, il leader identitario accusa la Lega di non aver rispettato il compito che si era assegnato: quello di rivoltare la Calabria come un calzino, lasciando questa regione al suo triste destino.


Che Salvini sia in netta difficoltà lo dimostra il suo annaspare nella crisi da corona virus: giravolte, dietrofront, confusione di idee e una continua rincorsa ad un premier in costante crescita nei sondaggi di gradimento degli italiani.
Ma lo dimostrano anche le vicende nostrane e la politica spicciola degli incarichi e delle nomine: sbarcata in Calabria con la promessa di rivoltarla come un calzino, la Lega si deve accontentare di un solo posto nella nuova giunta della Presidente Santelli, assegnato a Nino Spirlì, delegato alla Cultura e vice presidente dell'organo.
Una scelta, questa, ratificata da Salvini in persona, a testimoniare la frattura netta tra la dirigenza centrale del Nord e la realtà territoriale dei militanti e dei candidati che con i propri voti e il proprio impegno elettorale hanno permesso al partito di raggiungere risultati a doppia cifra e alla Santelli di governare la Regione.
Lo stesso distacco che si rileva oggi tra le parole del bergamasco Invernizzi, segretario regionale del Carroccio per la Calabria e la realtà di un territorio incapace di sostenere a livello sanitario ed economico la diffusione del COVID 19 che comincia a farsi sentire e mietere le prime vittime anche qui.
Cosa è successo?  E' successo che i numeri del contagio calabrese sono triplicati nel giro di una settimana e il sistema sanitario regionale si avvia verso un prevedibile collasso: colpa della cronica carenza di strutture e posti letto, certo, ma anche dell'ignobile fuga dalle proprie responsabilità del personale sanitario, dai vertici( dall'Asp di Reggio Calabria che hanno autorizzato la propria non presenza in azienda) alla base tutta( come i 300 dipendenti dell'ASP di Crotone che si sarebbero messi in malattia.
E' successo che, in un simile contesto di crisi, Christian Invernizzi ha criticato la decisione della presidente Santelli di chiudere i confini regionali per bloccare quell'esodo di ritorno di calabresi in fuga dall'epimedia del Nord.
"Gli emigrati calabresi vanno sopportati": no caro Invernizzi, non è questo il momento. Se l'epidemia in Lombardia e nel Veneto ha raggiunto le dimensioni attuali lo si deve alle decisioni dei governatori leghisti e alle parole di Salvini che chiedevano di "aprire tutto" e che si vantavano che Milano non si ferma perché bisogna produrre, produrre, produrre, anteponendo l'economia alla salute, il denaro alla persona, il progresso alla carità cristiana. 
Produci, consuma, crea: uno slogan profetico che trova in queste settimane pieno compimento.
E' colpa soprattutto di chi ha descritto il Covid 19 come una banale influenza, solo un po' trendy, che colpiva solo gli anziani e che si poteva combattere facendo aperitivi insieme sui Navigili: come se gli anziani non avessero diritto a campare qualche anno in più, come se non sostenessero con le proprie pensioni l'economia reale di una nazione allo sfascio, elargendo paghette e mance a quei giovani che potevano cosi permettersi di festeggiare all' happy hour.
E se il virus comincia a diffondersi in Calabria e nel Sud, dove i posti in terapia intensiva in sei regioni sono equivalenti a quelli in dotazione in Lombardia, lo si deve a quegli stessi giovani che sono tornati tra le braccia di genitori e nonni.
Per Invernizzi, forse, è meglio liberale la Lombardia dal peso dei meridionali ora che i bar sui Navigli sono chiusi e i giovani calabresi non servono più come lavapiatti o camerieri.
Perché i tanti medici e infermieri che lavorano al Nord o che sono saliti a fronteggiare l'emergenza, quelli no, quelli è meglio che restino in Lombardia e in Veneto.
Caro Invernizzi, quando questa crisi sarà passata, allora si che bisognerà sostenere il rientro degli emigrati calabresi, creando in questa terra le condizioni e le occasioni perché i nostri giovani non siano più costretti ad emigrare al Nord per trovare lavoro e poi tornare a casa solo per svernare durante le vacanze o durante un'epidemia.

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