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giovedì 28 maggio 2020

Con il Covid 19 il Sud a sorpresa rialza la testa


La pandemia Covid 19,  dalla quale ringraziando Dio, faticosamente stiamo uscendo, ha messo in luce alcune evidenze, impensabili fino a pochi mesi fa. Le Regioni del Sud hanno saputo, grazie ai propri scienziati, medici, politici, cittadini, organizzarsi e disciplinarsi contenendo alla grande l'ondata pandemica. Una vera e propria impresa compiuta con mezzi ridotti all'ossa grazie ai continui e costanti tagli di risorse.
Un Sud che ha rialzato la testa, che ha preso finalmente coscienza dei propri diritti violate e delle troppe discriminazione subite. Un meridione d'Italia afflitto da enormi problemi, figli della condizione di colonia a cui è stato ridotto dalle politiche dei governi che si sono succeduti negli anni ma che ha dimostrato di avere quell'energia vitale per ripartire con efficienza al fine di tentare, mi auguro in tempi brevi, di uscire da quella condizione di subalternità politica impostagli da politiche miopi e vessatorie.
Politiche che hanno portato nel 2001, alla modifica del Titolo V della Costituzione, aprendo la strada alle richieste di autonomia differenziata e alle conseguenti privatizzazioni, che durante la prima fase dell'Emergenza Covid 19 proprio in campo sanitario hanno evidenziato il livello di caos e di inefficienza è stato ridotto il paese.
Un servizio sanitario che ha retto solo grazie al sacrificio degli operatori elevandosi ad ultimo baluardo posto alla salvezza di un paese prossimo al collasso.
Invece di fermare questa deriva egoista, questa Babele di norme regionali che rendono ancor più complicata l'esistenza di noi cittadini, nell'ultimo Dpcm del 16 maggio il governo delle quattro sinistre del premier Conte avvia in campo sanitario il regionalismo differenziato.
Lo sanno anche i bambini che, una volta passata l'emergenza, nulla sarà come prima, vista anche la crisi economica che stiamo vivendo, ed è chiaro a tutti che il Mezzogiorno, grazie alla basa penetrazione dell'epidemia potrebbe rappresentare una grande possibilità di ripartenza per l'intero paese. 
Il Sud può far ripartire il paese grazie alle sue energia, la sua filiera di prodotti tipici agro alimentari, la sua cucina tradizionale conosciuta ovunque, la sua fame di lavoro. Per non parlare dei suoi tanti luoghi storici graditi a turisti provenienti da tutto il mondo.
Le parole categoriche ed imperative per il rilancio del Sud e del paese tutto devono essere: patria, lavoro, giustizia sociale, difesa dell'ambiente, investimenti territoriali, lotta alla criminalità organizzata.
Per quanto concerne il lavoro bisogna partire dagli invisibili che devono emergere ed approdare ad un lavoro regolarmente contribuito. In un periodo storico caratterizzato dall'avanzata della povertà il governo dovrebbe sbloccare, in tempi rapidi, gli aiuti a sostegno di famiglie e piccola e media impresa, che sono a corto di liquidità e che potrebbero finire abbandonati nelle mani delle organizzazioni regionali.
Contrapporre alla visione del regionalismo un progetto unitario di rinascita del paese. Il solo progetto che consentirebbe all'Italia di uscire dalla crisi in modo uniforme ed unitario. 
Si potrebbero ora aprire scenari da tempesta perfetta nei rapporti tra Nord e Sud del paese e giungere non dico ad una parità ma almeno a un riequilibrio.

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