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domenica 31 maggio 2020

Fratelli d'Italia supera An. E Giorgia sfida il governo Conte


Ad un centimetro dal sorpasso ufficiale sui 5 Stelle ma già davanti, se si dovesse votare oggi, a un record ben più longevo dei 200 metri di Mennea a Città del Messico: il 15,6% conquistato da Alleanza Nazionale alle Politiche del ‘96.
Ventiquattro anni dopo Giorgia Meloni , come ci racconta Antonio Rapisarda in un interessante articolo pubblicato su  Libero che riportiamo integralmente  non è di certo una novità con la sua Fiamma sta “bruciando” l’ennesimo primato. Da ieri, secondo il sondaggio Ipsos sul Corriere della Sera, l’ex ministro della Gioventù oggi madrina dei sovranisti può vantare la proiezione di un risultato mai ottenuto prima dalla destra italiana: il 16,2%. Percentuali che paragonate alle elezioni parlamentari del 2018, con FdI al 4,4%, o anche solo alle Europee di un anno fa (quando ottenne il 6,4%), testimoniano la crescita clamorosa di Giorgia e della sua “generazione Atreju”. Una compagnia, per usare un termine tolkieniano, che può aspirare a superare, anche dal punto di vista elettorale, le colonne d’Ercole di An: fino a questo momento la massima espressione di consenso per la destra post-fascista, con l’anno d’oro (nonostante la sconfitta del Polo per le libertà) del ‘96, quand la truppa aennina si posizionò al terzo posto fra i partiti italiani.
Si dirà: è solo un sondaggio. Ma non è il “solo”, se è vero che tutti gli istituti più accreditati (da Tecnè ad Euromedia research fino ad Ixè) danno Fratelli d’Italia tra il 14 e il 16% e il gradimento della sua leader secondo dietro al premier Giuseppe Conte, con quest’ultimo che usufruisce però dell’effetto doping dato dallo “stato di eccezione” della crisi pandemica. «Meloni gode di un elevato posizionamento personale», ha annotato Nando Pagnoncelli snocciolando i dati dei flussi e insistendo sul fatto che la leader sovranista beneficia del «più alto tasso di fedeltà» degli elettori delle Europee ed è apparsa «più “nazionale”» rispetto agli avversari e agli alleati «in un momento difficile» come la crisi del coronavirus.
Insomma, un momento di grazia per Giorgia che in realtà dura già da più un anno. In questo lasso di tempo, dopo l’exploit alle Europee, in chiave interna è arrivata a contendere (per alcuni analisti già a scalzare) il terzo gradino del podio ai grillini – con quest’ultimi, per Ipsos al 16,7%, stanati a ripetizione dai meloniani in Aula sulle contraddizioni riguardo al Mes e alla maxi-sanatoria degli immigrati – ma ha ottenuto anche riconoscimenti significativi all’estero: dall’indicazione del Times come uno fra i venti personaggi del 2020 all’investitura internazionale come cerniera fra i nazional-conservatori europei e i Repubblicani americani.
Infine, ma non meno importante dal punto di vista della costruzione di una leadership radicata nell’unicità storico-antropologica della destra italiana, Meloni sta pure confermando di essere più brava degli uomini di “casa Fiamma” nel raccogliere consenso: sulle orme del maestro Giorgio Almirante e della sua destra nazionale – ricordatodai lei nei giorni scorsi come «politico e patriota d’altri tempi: ci ha trasmesso l’amore per l’Italia, l’onestà, la coerenza e il coraggio» –e adesso destinata ad archiviare anche i traguardi elettorali di Fini dopo aver salvato la “casa del padre” proprio dai disastri del finismo.
E dato che non ci si culla nemmeno col favore dei sondaggi, Meloni ieri ha chiamato la carica in vista delle cento piazze organizzate (in sicurezza) per suonare la sveglia al governo Conte: «Il 2 giugno sarà il giorno in cui daremo voce, insieme agli alleati, a milioni di italiani dimenticati e traditi dal governo», ha evocato Giorgia per un’iniziativa che farà da apripista alla kermesse vera e propria: «I primi di luglio invece tenetevi pronti per una grande manifestazione nazionale». Alla vigilia dell’evento di domani non è mancato quello che viene considerato uno sgarbo da parte di Palazzo Chigi: «Apprendo dalla stampa che sarebbe stata rigettata dalla Presidenza del Consiglio la nostra richiesta di deporre, insieme a Salvini e Tajani, una corona di alloro al Milite Ignoto, al termine della manifestazione – ha chiosato Meloni -. Al di là delle ragioni del diniego, che non conosco, è normale che ai giornalisti venga comunicato prima che a noi? Questi i metodi di Palazzo Chigi..

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