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giovedì 18 giugno 2020

Centrodestra campano sfasciato. Rotondi(FI): «Sabotati da Salvini»

Sulle prossime elezioni regionali campane e sulla situazione di caos, anarchia che regna sovrano nel centro destra che sondaggi alla mano, rimane maggioranza nel paese, l'ottima Barbara Ruggiero intervista Gianfranco Rotondi, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati e presidente della Fondazione Democrazia Cristiana.
Gianfranco Rotoni, per provare ad uscire da questa situazione, imputabile alla condotta di Salvini, lancia l'idea forza di una corsa solitaria dei democristiani.
Intervista che riportiamo integralmente.





«Il centrodestra? Una missione impossibile». Le forze politiche stanno ancora provando a cercare un’intesa sul nome di un candidato, dopo il secco no della Lega a Caldoro. Gianfranco Rotondi, vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera e presidente della Fondazione Dc, pare convinto che il centrodestra sia oramai allo sfascio. I partiti di centro sono al lavoro per correre da soli in vista delle regionali in Campania.
Perché il centrodestra è una missione impossibile?
Lo dice la parola: è il centro che si allea con la destra. Abbiamo due destre e un centro che le copre senza che nemmeno sia richiesto. Il contributo minimo di Forza Italia è appena tollerato e, come si vede, anche sbertucciato dalla Lega. I democristiani sono non pervenuti: probabilmente siamo addirittura un disturbo. In Campania il centrodestra è prigioniero di un capriccio di Salvini.
I dubbi sul nome di Caldoro sono capricci?
Noi abbiamo appoggiato tutti i candidati di Salvini. La Bergonzoni in Emilia ha avuto massimo sostegno e nessuno ha mai chiesto a lui perché e da dove è stata presa. Quando Berlusconi ha fatto il nome di Caldoro, era normale che Salvini si comportasse allo stesso modo. Invece ha cominciato a cannoneggiarlo, creando, di fatto, le condizioni di una sconfitta.
Per quale motivo, scusi?
Perché Salvini non vuole che vinca Fitto in Puglia né che Caldoro vinca in Campania: corrispondono a due disegni politici che confliggono con il suo. Salvini non crede nel centrodestra, non gliene frega niente della coalizione. Salvini è il capo dell’ultimo partito che esiste in Italia: la Lega è un partito e lavora solo nell’ottica di essere un partito. A Salvini interessa prendere più voti. A lui va bene perdere in Campania con la Lega forte; non gli va bene vincere con Forza Italia che guida la coalizione. Alla fine la coalizione c’è solo dove comanda lui.
Tutta colpa di Salvini?
In Veneto nemmeno la vuole la coalizione perché Zaia vince da solo… Io non attacco Salvini, ne descrivo le mosse. Ritengo che ragioni in ottica di partito e non di coalizione. Volete la controprova?
Quale?
Mentre Forza Italia vuole la legge elettorale maggioritaria perché crede nella coalizione, Salvini la pensa come me: vuole il proporzionale. Perché? Con il proporzionale c’è un “liberi tutti” e questa cosa a lui piace.
Però Caldoro non piace nemmeno a una parte di Forza Italia.
Questo è stato un punto di debolezza. Io vengo da una stagione in cui era sufficiente che parlasse Berlusconi perché Forza Italia fosse unita. Era la stagione in cui vincevamo; ora il quadro è cambiato.
Come si esce da questa fase?
Non è un mio compito. Abbiamo rinviato il vertice dei partiti democristiani di qualche ora per un lutto che ha colpito Cesa. In settimana ci riuniremo e decideremo cosa fare in Campania.
C’è aria di divisione?
Condivido la proposta di Gargani: sarebbe più dignitoso se i partiti democristiani scegliessero un candidato presidente e corressero da soli.
Idee sul nome?
Punterei sull’identità e un carisma nuovo: un giovane, un investimento per perdere oggi ma essere vivi domani. Il rischio è perdere assieme agli altri e non essere più vivi politicamente.
E se poi la coalizione dovesse trovare un’intesa sul nome?
A queste condizioni, la cosa ci riguarda ma fino a un certo punto. Realisticamente a me pare che già l’idea non sia andata in porto. Anzi, non terrei nemmeno sospesa la notizia. Salvini ha sabotato la vittoria. Abbiamo dato tempo a De Luca di organizzare una coalizione: lui non ce l’aveva. Nel frattempo, noi che avevamo la coalizione, ora non ce l’abbiamo più. Alle politiche voteremo con il proporzionale: più ci facciamo vedere con altri e più ci indeboliamo. La ricerca dell’identità vale per Salvini ma anche per le forze politiche come la nostra.
Vita facile per De Luca, governatore uscente.
Se ci fosse ancora alla tolda di comando Berlusconi, direi che fino all’ultimo sarebbe possibile una sorpresa. Ma Berlusconi è stato ridimensionato nei numeri e la sua non è più l’ultima parola.
E le ipotesi Martusciello e Cirielli?
Sono amico di Martusciello: è completamente estraneo a tutte le beghe politiche del centrodestra. Cirielli è una persona di grande valore. Si tratta di due nomi che hanno ampie capacità competitive se c’è voglia di vincere. Ma a queste condizioni si parte male. Io ho qualche dubbio che ci sia da parte di tutti voglia di vincere.
Della coalizione di De Luca che pensa?
De Luca ed Emiliano si giovano di uno schema che alla Lega piace molto: la sinistra spiccia il fastidio di governare il difficile Sud e la Lega conserva i voti per le elezioni politiche. Attenzione: il problema non è De Luca; siamo noi che facciamo desistenza con De Luca.
Che tra l’altro sta facendo acquisti anche nel centrodestra.
De Luca è bravo, ha dimostrato di essere un artista in una stagione in cui bisogna essere artisti per fare politica.

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