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martedì 30 giugno 2020

Effetto Mondragone, due sindaci leghisti del Casertano salutano Salvini


I buoni propositi di Matteo Salvini di "sfondare" anche in Campania, con la sua Lega nazionale modello 3.0 dovranno fare i conti con l'amara realtà dei fatti, caratterizzati da alcuni malumori interni al partito.
In provincia di Caserta, come riporta anche il Riformista, il quotidiano diretto dal collega Piero Sansonetti sono due i primi cittadini che dicono addio al partito. Si tratta di Gabriele Piatto, sindaco di Frignano comune di poco più di 9 mila abitanti dove alle scorse elezioni europee di domenica 26 maggio 2019 la Lega aveva conquistato il 37,18% dei consensi grazie al voto di oltre 1000 cittadini e di Luciano Fatigati, sindaco di Tora e Piccilli, comune di poco più di 850 abitanti.
Anche nel piccolo comune dell'alto casertano la Lega alle scorse europee era stata la prima forza politica grazie al voto di 194 cittadini pari al 37,31% dei consensi.
Uno dei due sindaci, avrebbe dovuto essere candidato alle prossime elezioni regionali, con discrete possibilità di venire eletto, ma l'approdo nelle file della Lega casertana di Gianpiero Zinzi, figlio dell'ex presidente della provincia di Caserta, ha provocato l'addio dei due primi cittadini.
L'addio alla Lega dei due primi cittadini segue il comizio più veloce della storia tenuto da Salvini a Mondragone, terminato dopo una vivace contestazione da parte degli antagonisti.
I due fuoriusciti, in una lettera  inviata al segretario provinciale Salvatore Mastroianni, i due sindaci definiscono  il commissariamento del partito a livello regionale con la nomina di Nicola Molteni “il più grande schiaffo che potesse avere la classe politica campana che nel corso degli anni ha saputo dimostrare di combattere tante battaglie in un territorio difficile. Abbiamo visto in questo passaggio che dalla direzione nazionale della Lega, la classe politica della Campania con i suoi vari parlamentari nazionali ed europei non sono stati ritenuti all’altezza della situazione: non si spiegherebbe altrimenti la ragione di un commissariamento”.






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