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domenica 11 ottobre 2020

Aldo Grasso, Salvini studia da liberale: ed è subito Pera


Matteo Salvini va alla rivoluzione. Non quella nazionale, tanto decantata in un recente passato, ma quella liberale. Il Capitano, nel corso di una intervista rilasciata, alcuni giorni fa, al Corriere della Sera, il principale quotidiano italiano anche per numero di copie vendute, annuncia un cambio radicale nella rotta politica della Lega. L'obiettivo principale è quello di uscire "dal ghetto sovranista" per poter dialogare con gli ambiente estranei alla politica classica e costruire nuove alleanze in Europa per poter governare in Europa.
Aldo Grasso, in un editoriale pubblicato sul numero di domenica de Il Corriere della Sera individua in Marcello Pera il maestro di liberalismo del capitano Salvini, auspicandosi che l'ex Presidente del Senato abbia più successo come maestro di culturale liberale con l'alunno Salvini rispetto all'ex alunno Silvio Berlusconi.
Editoriale che riportiamo integralmente.



Speriamo che la missione del prof. Marcello Pera di convertire Matteo Salvini al liberalismo, alla rivoluzione liberale, al sovranismo liberale, insomma a qualcosa di liberale, vada a buon fine.
Sarebbe già molto. Il sogno che, in vent’anni di governo, non è riuscito a Berlusconi.
Sostiene l’ex presidente del Senato: «A me pare che la Lega sia l’unica forza politica nella quale ci sia un terreno fertile sul quale provare a coltivare una nuova classe dirigente». Crediamo che lo stesso Pera non s’illuda di vedere Salvini consumarsi gli occhi sui classici del liberalismo o sull’amato Karl Popper. Gli basterebbe vederlo meno felpista, meno anti-europeista, meno forcaiolo.
A Pera, poi, non dispiacciono l’Ungheria di Orbán e la Polonia di Duda, lui che un po’ teocon è rimasto.
Anche il prof. Gianfranco Miglio voleva convertire Umberto Bossi al federalismo, inteso non come anti-politica ma come argine a ogni forma di Stato-assoluto. Le sue idee erano troppo avanti e sappiamo come è andata a finire: «Me ne fotto delle minchiate di Miglio», sentenziò infine Bossi.
Auguriamoci che la storia non si ripeta secondo la predizione del filosofo di Treviri. E che Salvini si faccia crescere una barba alla Cavour e creda al suo nuovo mentore. Altrimenti, fatalmente, ed è subito pera.

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