Salvini a processo anche per Open Arms, udienza preliminare a Palermo il 12 dicembre - Il Sovranista

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martedì 27 ottobre 2020

Salvini a processo anche per Open Arms, udienza preliminare a Palermo il 12 dicembre


Dopo il caso della nave Gregoretti per Matteo Salvini si materializza anche il secondo processo per sequestro di persona. A tre mesi dall'autorizzazione a procedere votata dal Parlamento il giudice dell'udienza preliminare di Palermo Lorenzo Jannelli ha fissato al 12 dicembre l'udienza che vede l'ex ministro accusato di sequestro dei 163 migranti rimasti per 21 giorni davanti all'isola di Lampedusa a bordo della Open Arms la nave della organizzazione non governativa  spagnola che nel processo è parte lesa e si costituirà parte civile. Come probabilmente molti dei migranti che sono stati tutti rintracciati per la notifica.
I fatti si riferiscono all'agosto del 2019. Matteo Salvini, in qualità di Ministro dell'Interno del governo gialloverde del premier Giuseppe Conte, negava i porti alle navi umanitarie applicando il secondo decreto sicurezza con il divieto di ingresso in acque italiane.
I legali della nave Open Arms presentarono un ricorso urgente al Tar del Lazio che diede loro ragione.
Entrata in acque italiane e direttasi verso Lampedusa, la Open Arms - per disposizione del tribunale dei minori di Palermo - riuscì a far sbarcare 28 minori non accompagnati ma a sbloccare l'impasse dopo giorni drammatici in cui diversi migranti tentarono la fuga verso l'isola buttandosi in mare inseguiti e ripescati dagli uomini dell'equipaggio, fu il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio. Dopo un'ispezione a bordo, riscontrate personalmente le condizioni drammatiche a bordo, il magistrato dispose il sequestro dell'imbarcazione con il conseguente sbarco di tutti i migranti rimasti a bordo.

"Il 12 dicembre saremo a Palermo e abbiamo dato mandato ai nostri legali per la costituzione di Open Arms quale parte civile nel processo - annuncia l'Ong spagnola - siamo certi che sarà l'occasione per accertare la verità dei fatti e per stabilire eventuali responsabilità di chi all'epoca ricopriva importanti incarichi istituzionali. Quello che ci interessa non è che venga punito un singolo individuo ma che si stabilisca l'inviolabilità delle convenzioni internazionali e del diritto del mare e che il rispetto dei diritti umani torni ad essere riconosciuto come principio imprescindibile del nostro agire democratico".

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