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mercoledì 25 novembre 2020

Dal Veneto al Lazio, i "pieni poteri" di Salvini nella Lega



Consapevole che la trita e ritrita idea di federazione del centro destra non sarà mai digerita da Silvio Berlusconi e probabilmente neanche da Giorgia Meloni, Matteo Salvini, in modo continuo e costante si dedica al suo vero progetto: la riorganizzazione del partito sul territorio. Un partito che deve essere sempre più a sua immagine e somiglianza, anche al costo di depotenziare i governatori leghisti, a partire da Luca Zaia.
Questo processo di inserire nei gangli politici regionali uomini a lui fedeli, è vecchia storia. Pensiamo a quanto è successo nel Meridione d'Italia, con diverse regioni commissariate, da tempo memorabile, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia.
Nel Veneto l'ex segretario regionale Lorenzo Fontana, ex ministro della Famiglia nel primo governo giallo verde, si è dimesso. Ufficialmente è stato promosso ad un incarico di respiro nazionale ed è stato nominato Responsabile del Dipartimento Famiglia. In realtà non riusciva più a mediare tra Salvini e il doge Zaia.
Nel Lazio invece Salvini sarebbe intenzionato a commissariare i vertici locali e concludere il tesseramento entro la fine di dicembre, per poi decidere quali mosse intraprendere per le elezioni comunali, sognando sempre l'idea di un sindaco leghista nella città eterna.
D'altronde un sindaco della Lega nella Roma già ladrona, sarebbe il coronamento del progetto politico di respiro nazionale voluto da Salvini.

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