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mercoledì 27 gennaio 2021

La Lega contesta l’ingresso della Regione Valle d’Aosta nel processo sui “cancelli nazisti”







Nel «Giorno della Memoria» che, come ogni 27 gennaio, commemora le vittime dell'Olocausto ricordando la data in cui nel 1945 il campo di concentramento di Auschwitz venne liberato dall'Armata Rossa, la Lega contesta la costituzione di parte civile della Regione nel processo sui «cancelli nazisti».

Si tratta del procedimento penale a carico di un cittadino di St-Vincent accusato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa per aver installato sui cancelli di casa quelli che secondo la procura di Aosta rappresentano un'aquila nazista e dei triangoli usati sulle divise degli internati, oltre ad aver diffuso in rete contenuti negazionisti.
«Non è compito della Regione occuparsi di queste cose» ha detto Paolo Sammaritani. Secondo il consigliere leghista «il tema è estremamente delicato, oltre che importante. E' un campo minato ma la giunta ci si è voluta inoltrare. E' chiaro che la giunta faccia politica, ma non dovrebbe fare questa politica». Per Sammaritani «va bene richiamare i valori dell'antifascismo e dell'antinazismo, ma anche tutti i 74 Comuni valdostani tutelano i valori dell'antifascismo: allora anche loro avrebbero dovuto costituirsi parte civile». Invece «quando non c'è lesione diretta dei diritti del soggetto pubblico, sarebbe bene che questi diritti siano tutelati da altri enti esponenziali, ma non da un organo politico di rappresentanza, perché qui il diritto tutelato è la personalità dello Stato».
Sammaritani ha lanciato la provocazione: «Se adesso un pazzo qualsiasi iniziasse a dire che i regimi comunisti non hanno mai causato vittime la Regione interverrebbe come in questa vicenda? La giunta, a mio avviso avrebbe dovuto astenersi dal costituirsi parte civile in questo tipo di processo. Non è stato opportuno nemmeno sprecare le energie dell'Avvocatura regionale per una fattispecie che tratta il reato di opinione, altro tema estremamente delicato».
A nulla sono servite le spiegazioni del presidente della Regione Erik Lavevaz secondo cui «la costituzione di parte civile della Regione trova il suo fondamento nella circostanza che le condotte contestate all'imputato ledono, oltre all'ordine pubblico e il diritto costituzionale all'eguaglianza, anche i valori antinazisti e antifascisti che permeano la storia, la cultura e la collettività valdostana, tutelati dalla Regione in quanto ente esponenziale della comunità locale, anch'essa colpita a suo tempo dalle deportazioni naziste, tanto più che la Valle d'Aosta è stata insignita, come ci ricorda in un interessante articolo, il collega Daniele Mammoliti dalle pagine virtuali de La Stampa,nel 1971 della medaglia d'oro al valor militare per la sua  attività 
partigiana».
Articolo che potete leggere integralmente cliccando qui

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