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domenica 28 febbraio 2021

Lega in Veneto cresce la richiesta di un congresso



(Foto presa dal quotidiano Il Fatto Quotidiano)

Quella foto pubblicata su tutti i giornali, in cui si vede Matteo Salvini a Roma circondato dai nuovi sottosegretari della Lega (lombardi - tanti - ma anche laziali, liguri, emiliano romagnoli, friul-giuliani, pugliesi) proprio non va giù ai leghisti veneti, rimasti esclusi dal ritorno del Carroccio al governo con l’unica eccezione della vicentina Erika Stefani, costretta però a passare dal ministero degli Affari regionali (che a queste latitudini significa ministero dell’autonomia) a quello della disabilità. Pesa, soprattutto, il «taglia fuori» nei dicasteri che gestiranno il Recovery Fund: Economia, Sviluppo economico, Transizione ecologica, Infrastrutture. E comincia a salire, forte, la richiesta di un congresso, regionale ma anche nazionale. Per la prima volta, insomma, la leadership di Matteo Salvini, fin qui granitica, viene messa in discussione.

La reazione a catena


I colonnelli parlano di una «reazione a catena» destinata ad avere pesanti ripercussioni che «solo chi conosce la Lega può intuire». Molti restano coperti per il momento, ben conoscendo la facilità con cui nel Carroccio si firmano sospensioni ed espulsioni, ma per tutti ci ha messo la faccia l’ex segretario, e ora eurodeputato, Gianantonio Da Re, vecchia guardia che non ha mai avuto peli sulla lingua, figuriamoci ora che osserva tutto da Strasburgo. Il suo attacco frontale al neo coordinatore regionale Alberto Stefani («Abbiamo pagato la sua inesperienza» ha detto al Gazzettino) non è passato inosservato, come non è sfuggita la lamentazione del sindaco di Treviso, e presidente di Anci Veneto, Mario Conte, sull’assenza degli amministratori nella compagine di governo. I parlamentari si sono chiusi in un impenetrabile silenzio (a cominciare da Massimo Bitonci, che tutti davano per scontato di nuovo all’Economia) mentre i consiglieri regionali, che rivendicano orgogliosi d’essere la vera voce del territorio, «eletti e non nominati», gettano sale sulle ferite. Si ripropone, dunque, l’eterno dualismo con i lombardi, veri padroni del partito «nonostante qui la Lega abbia da sempre risultati più brillanti» e «loro lì abbiano collezionato una figuraccia dietro l’altra durante la pandemia». A Venezia ne sono certi: la stra-vittoria di Luca Zaia alle ultime Regionali, con un plebiscitario 76%, ha segnato uno spartiacque. Se a questo aggiungiamo i continui cambi di linea, «prima sovranista, poi sudista, poi coi 5 Stelle, ora con Draghi, fuori dall’Euro, dentro l’Euro», l’incauto errore del Papeete e la flessione nei sondaggi, ecco che molti cominciano a carezzare l’idea di un ribaltone al congresso, che ci era stato promesso già questa primavera come ci racconta il collega Marco Bonet in un interessante articolo pubblicato sul Corriere Veneto, panino del Corriere della Sera. Articolo che potete leggere cliccando qui.


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