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giovedì 29 aprile 2021

Casaggì ricorda Sergio Ramelli nel quarantaseiesimo anniversario della morte




Il 29 aprile del 1975, dopo 47 giorni di coma, moriva Sergio Ramelli, militante diciottenne del Fronte della Gioventù di Milano. Era stato aggredito sotto casa dai militanti di Avanguardia Operaia, che gli avevano fracassato il cranio a colpi di chiave inglese: non lo conoscevano e non lo avevano mai visto, ma avevano ricevuto una foto segnaletica dai suoi compagni di scuola, che lo avevano preso di mira per un tema contro le Brigate Rosse.
La Milano degli “anni di piombo”, quella dei servizi d’ordine militarizzati e della violenza politica come prassi quotidiana, era così: “uccidere un fascista non è reato”, si gridava nei cortei, consapevoli che i propri crimini sarebbero rimasti impuniti. Alla notizia della morte di Sergio, il consiglio provinciale del capoluogo lombardo si alzò in piedi per un lungo applauso: non era un tributo commosso al martire, ma una reazione di giubilo. Nei giorni successivi, fu difficile persino trovare una chiesa nella quale celebrare il funerale. Nel primo anniversario della sua morte, un commando di Prima Linea decise di compiere un altro omicidio: sempre a Milano, venne ucciso Enrico Pedenovi, consigliere del Movimento Sociale Italiano.
Le voci dei caduti ci indicano la Via.
Oltre ogni vittimismo.
Oltre ogni incertezza.
Oltre ogni retorica.
PRESENTE!

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