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martedì 29 giugno 2021

Comunali Napoli 2021, mollando Maresca il centrodestra torna a fare politica




Navigando in mare aperto, controcorrente, inascoltati da troppi politici di centro destra e giornalisti di area e no, Il Sovranista, in questi ultimi mesi, ha evidenziato perché una eventuale candidatura di Catello Maresca, pubblico ministero da alcune settimane in aspettativa, fosse un clamoroso contro natura per la coalizione di centro-destra, sostenendo viceversa la bontà della candidatura identitaria, in assoluta coerenza con la storia politica del padre, dell'avvocato Sergio Rastrelli.
Abbiamo ricevuto tanti sorrisi, falsi come una birra analcoolica, da dirigenti politici del centro destra campano che ci dicevano: avete ragione ma la decisione spetta a Roma e non a Napoli, e Catello Maresca piace a Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, per cui fatevene una ragione. Un dirigente di Fratelli d'Italia, il cui nome non farò nemmeno sotto tortura, mi diceva: l'importante per la mia componente identitaria è quella di eleggere almeno un consigliere comunale, per cui anche un ex consigliere comunale di Sinistra, dal chiaro imprinting di sinistra radicale va bene. D'altronde il fine giustifica i mezzi, o no.
Parlando con colleghi, di importanti quotidiani cartacei e di siti on line, avevo posto un problema serio chiamato garantismo. Può un centro destra che si proclama garantista e non giustizialista sostenere, nella terza città d'Italia, una toga "rossa"? Ricevendo risposte di convenienza, tra cui la classica : il garantismo è una semplice affermazione di principio, anche giusta, ma che non porta voti nell'urna.
Avevo ricordato ad esponenti politici sovranisti e a colleghi giornalisti, in data 14 giugno che con la candidatura del civico Maresca il centrodestra partenopeo lanciava un messaggio devastante ai suoi militanti ed ai suoi potenziali nuovi elettori: non abbiamo una classe dirigente all'altezza per cui siamo costretti, obtorto collo, a sostenere questo magistrato, ex consigliere di sinistra, come sindaco di Napoli.
Per carità cristiana, avevo stelo un velo pietoso su una inchiesta che lo aveva reso ultimamente noto come pubblico ministero, Operazione Lama, che vide coinvolte 37 militanti di CasaPound Italia, quadri della destra cittadina, finanche un giornalista, accusati di associazione sovversiva e banda armata, tutti assolti perché il fatto non sussiste.
Alcuni dirigenti sovranisti mi avevano risposto: Giuseppe,  o bere o affogare, alcuni colleghi sostenevano una tesi in virtù del quale, la candidatura di Maresca con il centro destra fosse addirittura dirompente, perché allargava gli orizzonti politici culturali della coalizione, come avrebbero dimostrato i primi sondaggi, di qualunque istituto demoscopico. Ma cosi non è stato.
Un antico proverbio dice errare humanum est, perseverare autem diabolicum, ed il centro destra da 10 anni non indovina il candidato sindaco a Napoli. Era civico anche il solito imprenditore prestato alla politica Gianni Lettieri, talmente vicino al centro destra da sostenere i referendum di Renzi. Lo è anche Catello Maresca, i cui incredibili errori, compreso il rispolverare il classico me ne frego dei partiti, tipici di un neofita, consigliato anche male, gli sono costati l'appoggio di una coalizione che, sondaggi alla mano, è maggioranza nel paese.
Ora il centro destra, con la candidatura forte ed identitaria di Sergio Rastrelli, ha una occasione più unica che rara: tornare a fare politica nella terza città d'Italia, dopo un decennio di finta opposizione alla giunta arancione del sindaco Luigi De Magistris. E non è poco.













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