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giovedì 3 giugno 2021

Salvini-Berlusconi alleanza improbabile. L'analisi di Italia Oggi




Il predellino resta una delle geniali trovate di Silvio Berlusconi, capace di novità politiche insieme sconvolgenti e popolari. Trovandosi a Milano, in san Babila, annunciò di costituire una sola formazione di centro-destra. Era il 2007. Dopo un iniziale sbeffeggiamento, Gianfranco Fini accettò, cosicché sorse il Pdl dalla fusione di Fi e di An. Pier Ferdinando Casini rifiutò, mentre la Lega aveva sempre (ed era già molto) fatto capire che avrebbe potuto richiudersi nel Nord d'Italia, svolgendo la funzione della Csu in Baviera rispetto alla Cdu (cioè Fi) e al resto della Germania. Il Pdl si affermò nelle politiche del 2008. Poi l'unione fallì, considerate pure le non celate ambizioni finiane.

Torna in voga, adesso, un nuovo patto che unisca la Lega e Fi? A crederci è soprattutto Maurizio Belpietro, ma il suo annuncio trova commenti e analisi privi di quell'incredulità totale che ci si sarebbe attesi. La situazione odierna ricorda ben poco quella di quasi tre lustri addietro. Fi e Lega hanno invertito i rispettivi seguiti, posto che gli azzurri sono giunti secondi alle politiche e oggi vengono stimati molto meno della metà rispetto ai seguaci del Carroccio. Inoltre il Cav è pesantemente invecchiato, malato, limitato nelle sue attività. Ambisce tuttora al Colle, costringendo gli alleati a fingere di volerlo accontentare. Adesso lancia, o lancerebbe, o accetterebbe, l'ipotesi di una confluenza con Matteo Salvini. Una finta. Non pochi ostacoli si frapporrebbero. Il Capitano non è mai stato più di tanto apprezzato dal proprietario di Fi. Per la verità, anche l'antico comunista padano ha sempre avuto scarse simpatie per il Cav. Sono questioni di pelle, prima ancora che politica.

In Fi abbondano gli ostili al sovranismo, alla destra, a Salvini in particolare. Non pochi fra costoro preferirebbero alleanze con altri lidi, da Matteo Renzi a Carlo Calenda, pur non osando spostarsi in tale direzione. La rielezione preme a parecchi, com'è emerso da quanti sono transitati nell'accoppiata Toti-Brugnaro: restando in Fi i posti finirebbero con l'essere limitati, oltre che condizionati esclusivamente dal placet berlusconiano. Eppure proprio la fusione con il Carroccio potrebbe consentire un maggior accesso alle poltrone. A favore del rimescolamento delle carte si trovano altresì le difficoltà europee di Salvini, costretto a lanciare proposte di scarsissima applicazione, perfino da terre lusitane, per federare formazioni distanti. Riesce impossibile pensare che i cristiano democratici tedeschi, e probabilmente gli stessi cristiano sociali, siano propensi a schierarsi con personaggi quali Marine Le Pen o con partiti di ultradestra. L'obiettivo ultimo di Berlusconi è stato per anni, ricevendo oggi un'accelerata, acquisire il Carroccio così da farne l'esponente nazionale più votato nel popolarismo europeo. Quel ruolo di garante che il Cav ha con costanza rivendicato nei confronti del Capitano, di fronte ai colleghi europei, troverebbe applicazione. Dove finirebbe l'euroscetticismo salviniano? Non si dice l'ostilità all'euro, presente in vasti settori leghisti, ma la lotta contro l'Europa come ci spiega il collega Cesare Maffi, dalle colonne di Italia Oggi, il quotidiano economico giuridico e politico in un interessante articolo che potete leggere integralmente cliccando qui

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