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mercoledì 2 giugno 2021

Salvini referendario e garantista per caso




Sei referendum sulla giustizia il partito radicale li aveva tentati l’ultima volta otto anni fa. Marco Pannella ancora in sella, anche allora le proposte spaccarono la maggioranza di governo – che era quello di Enrico Letta – e il centrodestra si impegnò a raccogliere le firme. Non troppo: alla conta di fine settembre ne mancavano migliaia e non se ne fece niente. Questa volta Matteo Salvini, che ieri ha presentato con il segretario del partito radicale Maurizio Turco sei non del tutto nuovi referendum, è convinto di farcela. Anzi promette che non si fermerà alle 500mila firme richieste, ma «ne raccoglieremo almeno un milione».

Qualcuno gli spiegherà che dovranno essere almeno tre i milioni di firme, visto che ogni quesito richiede 500mila sottoscrizioni. E magari i radicali troveranno il modo di dirgli che non va bene presentare i referendum come «uno stimolo al governo e alla ministra Cartabia perché facciano le riforme», visto che Pannella ha sempre difeso il valore direttamente legislativo del referendum abrogativo, intimando casomai al governo e al parlamento di non muoversi in pendenza di un quesito. Nel frattempo il capo leghista ha confermato di calarsi male nei panni del garantista, visto che mentre giurava di stare dalla stessa parte dei radicali nella difesa dello stato di diritto si faceva scappare che Brusca «è una bestia» ed è inaccettabile che adesso possa «girare in strada e andare in palestra (?) "dal momento che «il 90% degli italiani la pensa così" come ci racconta il collega Andrea Fabozzi, in un interessante articolo pubblicato sul numero di mercoledì 2 giugno de Il Manifesto, storico quotidiano comunista.
Articolo che potete leggere per intero cliccando qui.

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