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giovedì 28 ottobre 2021

Caporaso, la Meloni se ne faccia una ragione. A destra festeggiamo il 28 ottobre non il 25 aprile




Il collega Antonio Caporaso de Il Sannio Quotidiano, in occasione del novantanovesimo anniversario della Marcia su Roma ci invia un suo contributo nel quale polemizza, pur essendo stato grande elettore di Caio Giulio Cesare Mussolini, candidato con Fratelli d'Italia, con Giorgia Meloni dopo le ultime dichiarazioni compresa quella sul 25 aprile e sull'antifascismo.
Caporaso rappresenta quella destra gagliarda e tosta, che sul passato, I conti non tornano, non possono tornare, non torneranno mai.
Contributo che pubblico integralmente.






Vivere è lottare!”. Tutto nasce da queste tre semplici parole che sono state usate insieme per comporre una significativa frase che oggi può apparire ancestrale, eppure è stata sintetizzata da qualcuno 99 anni fa per dare inizio, in quel freddo mattino del 28 ottobre, alle “fortune della Patria”, quando quella “giovinezza” gagliarda e favolosa, uscita dal fango delle trincee, si apprestava ad illuminare le “giornate radiose” di Roma. Oggi, a distanza di un secolo, tanti anni nella vita di un uomo ma pochi attimi in quella di un popolo, non possiamo chiudere nel recinto del meschino e imbarazzante passato quella “…Idea che è stata e sarà la più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee”. Di conseguenza occorre fare i conti con la propria dignità ed il proprio onore. Spetta a chi ha raccolto quei simboli in eredità, difenderli contro ogni segno di vilipendio ed offesa. “Non restaurare...", cara Giorgia Meloni, ma nemmeno "...non rinnegare". Mi permetto di fare mia una storica frase di Giorgio Almirante per farti comprendere che il "nostro mondo", bistrattato e "violentato" nel suo intimo ideologico da Fiuggi ad oggi, ha bisogno di un riscatto che affondi il suo impeto propulsivo nella tradizione ormai secolare di una idea nazional-popolare che con orgoglio abbiamo sempre difeso, anche e soprattutto negli anni bui nei quali è stato ed è tutt'ora difficile definirsi "tale". Continuare a rincorrere una destra liberale e liberista, capitalista e centrista, non è certamente un traguardo ambizioso tantomeno vincente. Ci hanno sbattuto il grugno De Marzio, Delfino e Cerullo nel 1977, è accaduto con Gianfranco Fini pochi anni fa. Noi abbiamo una storia fatta di idee e di tradizioni chiare assolutamente non svendibili, figuriamoci se possono essere barattate. "Stiamo buttando alle ortiche, per inseguire il potere, la nostra fede più antica e le ragioni più vere", cantava il caro Mario Bortoluzzi de "La Compagnia dell'Anello". Non facciamo l'errore di sempre perché impauriti di dire quello che realmente siamo. A noi non interessa una "destra europeista", ma una destra nazionale e sociale per una "Europa delle Patrie". L'area a cui tutti apparteniamo deve essere rilanciata da un punto di vista ideologico, perché oggi viviamo in una situazione di paradossale imbarazzo che ci porta ad essere ne carne ne pesce. Accomunati a picchiatori da strada, ultras di qualche curva calcistica e repressi mentali. Ma la nostra Idea è altro. Non il folklore di qualche saluto romano a Predappio, tanto meno ridicole magliette e cimeli.
L’Idea che rappresentiamo è quella “terza via" che armonizza il lavoro e il capitale e non massifica l'essere umano. Ecco perché bisogna difenderci soprattutto dai nostri mali interni, pazzi esaltati che nemmeno sanno cosa è stato teorizzato nel nostro Credo, ma si limitano ad essere comparse di un film di cattivo gusto che ha come risultato solo quello di ridicolizzare noi stessi e fornire polvere da sparo agli “anti" per cannoneggiare tutto il loro odio. A qualcuno vorrei ricordare che sotto quella Fiamma, simbolo immutato di una storia ricca di valori e principi, oggi ci sono anche personaggi come Fitto che non hanno nulla a che spartire con noi. Dobbiamo smetterla di avere vergogna del nostro passato. Se andiamo nelle sedi del PD, o dei tanti gruppi della galassia di sinistra, troviamo ancora le foto di Marx, Togliatti, Gramsci etc etc...noi i nostri simboli li abbiamo nascosti, con vergogna, in soffitta. Quindi "alta quella bandiera", per riprendere Almirante, perché rappresenta idee, tradizioni, ricordi e passioni che ci rifiutiamo di cancellare e rinnegare. Noi sotto quella Fiamma vogliamo continuare a vivere, senza imbarazzo e con l’orgoglio di poter affermare chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare, forti di una premessa: “Le radici profonde non gelano mai.

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