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sabato 2 ottobre 2021

Mattia Feltri, Giorgia Meloni e l'eterna sindrome della fogna




Ieri sera a cena un caro amico a lungo lobbista a Bruxelles trasecolava: Carlo Fidanza, diceva, è uno degli europarlamentari più preparati e più a modo. Non aveva visto il video di Fanpage nel quale il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, il numero tre del partito, sembra trafficare per ottenere finanziamenti in nero, ed è grave, ma mi pare il meno grave: soprattutto si attornia di bambocci riemersi dai sottoscala del Novecento che fanno a gara a chi abbia i titoli per dirsi camerata, e - a camerata, camerata e mezzo - la disputa si concentra su che fare agli immigrati e che fare agli ebrei. Fidanza se ne attornia, li accarezza, li coccola. Scenette desolanti, per mantenersi nell’eufemistica, e capocomico questo Fidanza che soltanto pochi mesi fa, quando Giovanni Orsina aveva diagnosticato nell’eterna attrazione per le fogne l’indisponibilità di Giorgia Meloni a sostenere Mario Draghi, con una dolente lettera recapitata ad Huffpost aveva protestato per “linguaggi e argomentazioni che francamente speravamo archiviati per sempre”. Archiviati nel discorso pubblico, ma coltivati, e nella declinazione più brutale e caricaturale, nel privato della fascisteria con l’anima consacrata a Odino e lo stomaco alle birrerie di Monaco.

La reazione di Meloni e di quello sparuto gruppo di attendenti che prova a dirsi classe dirigente – e che perde con Fidanza il più bravo a tenere i gomiti giù dal tavolo – è la reazione con cui si stabilisce la totale inadeguatezza di un partito a governare sé stesso, figuriamoci il Paese come scrive Mattia Feltri sulle pagine virtuali di Huffington Post.
Articolo che potete leggere integralmente cliccando qui


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