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lunedì 22 novembre 2021

Diritti trans: i liceali preferiscono Fedez a Platone. L'analisi di Gervasoni



Ogni generazione ha le sue ragioni per contestare la scuola e quindi per saltare lezione. Negli anni Settanta era la dittatura del proletariato (ma i figli degli operai difficilmente frequentavano il liceo). Ai miei tempi, negli anni Ottanta, era il percolo atomico (sempre colpa degli americani, ovviamente, i russi erano angioletti). Poi c’è stata la contestazione alla “privatizzazione del sapere”, poi contro la “globalizzazione”, oggi va per la maggiore il gretinismo. Il fatto è che per i giovani in età di liceo la scuola rappresenta la morte, mentre loro vogliono la vita. Ma francamente, occupare un istituto perché non viene riconosciuto l’identità trans di un alunno, non ci sembra un gran passo in avanti.
Ma è quello che sta avvenendo al liceo Ulisse Dini di Pisa. Siccome non siamo seguaci dell’onorevole Pillon, diciamo che se uno studente vuole classificarsi come uomo, donna e trans, e il regolamento lo prevede, lo faccia. La decisione della direzione del liceo Dini di non consentirlo perché questo potrebbe “urtare la sensibilità” dei docenti è risibile. Questa storia di non “urtare le sensibilità” sta poi diventando insopportabile. Dietro a tali motivazioni, si celano le più insopportabili censure: nelle scuole americane, ad esempio, non si legge più Shakespeare perché “urta le sensibilità”, come scrive Marco Gervasoni,  in un interessante articolo pubblicato da Cultura Identità.
Articolo che potete leggere integralmente cliccando qui 

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