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lunedì 15 novembre 2021

La classe operaia non va più in Paradiso ma vota Lega. L'analisi di Cazzola




Commentando un sondaggio dell’Ipsos sulle intenzioni di voto Dario Di Vico ha tratto una considerazione che in un’epoca non lontana avrebbe scoperto le tombe e sollevato i morti: “Ma veniamo alle professioni e qui il dato che balza agli occhi è il definitivo divorzio tra Pd eoperai. Tra le tute blu il consenso dei lettiani è dell’8,2% contro il 25,5% tra gli imprenditori, il19,6% tra i lavoratori autonomi, il 37,1% tra i pensionati e il 30,4% tra gli studenti. Volendotirare una riga. tra tutti i punti riportati ne viene fuori un’immagine, in estrema sintesi, di unpartito presidiato dai ceti dirigenti e dai pensionati’’.


Dove sono finiti i lavoratori o ancor meglio gli operai? Bisogna andare a suonare al citofono di Matteo Salvini. Infatti, come scrive sempre Di Vico, per trovare “la constituency leghista più consistente bisogna isolare gli elettori operai: tra le tute blu la Lega arriva al 27,8%, nove punti in più di quanto raccolga tra gli imprenditori e otto in più rispetto ai lavoratori autonomi’’.


In definitiva – sottolinea l’editorialista del Corriere della sera – troviamo nei dati dell’Ipsos la conferma che la forza della Lega rimane ancorata al suo nocciolo duro nordista con l’aggiunta dello straordinario consenso operaio’’ E aggiunge: “Per avere un termine di paragone, che ribalta totalmente lo schema novecentesco, il partito di Salvini tra le tute blu gode del doppio dei consensi di tutte le sinistre sommate tra di loro(Pd, Sinistra Italiana, Articolo Uno e Italia Viva): 27,8 contro 12,4 per cento, come scrive Giuliano Cazzola, in un interessante articolo pubblicato da Formiche.

Articolo che potete leggere integralmente cliccando qui 

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