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giovedì 23 dicembre 2021

Da ribelli a conservatori: i giovani di destra nascono già pompieri. L'analisi di Cavallini




La a destra giovanile italiana del dopoguerra, intendiamo quella partitica vicina al MSI poi An oggi Fratelli d’Italia, ha sempre avuto una caratteristica importante: essere antagonista e ribelle, motivo per cui spesso e volentieri (per non dire sempre…) finiva in rotta di collisione con la dirigenza gerontocratica e borghese del Partito. Gli esempi da citare sarebbero molti, proviamo a ricordarne solo alcuni.

In primis la rivolta generazionale del Sessantotto, dove all’inizio, soprattutto al Sud, la presenza del FUAN nelle occupazioni universitarie era massiccia. I giovani militanti dell’epoca si rendevano infatti conto del fatto che le baronie universitarie erano oramai sclerotizzate e avulse dalla realtà sociale circostante. Difenderle, per un presunto senso di Ordine (sempre scritto con la maiuscola iniziale ma nei fatti semplicemente posto a difesa di interessi piccolo borghesi), era politicamente sbagliato ed antropologicamente ridicolo. Poi però ci fu l’intervento di Almirante e dei suoi mazzieri, con l’implicita complicità del PCI che a sua volta mal sopportava i giovani che parlavano di lotta al Sistema, a riportare i militanti sulla retta via. In realtà poi ben pochi seguirono i diktat provenienti dall’alto, abbandonando il Partito e continuando la propria militanza nel Movimento Studentesco o in formazioni “eterodosse” di destra o, addirittura, spostandosi all’estrema sinistra.ARCHIVIO LORIEN (FOTO LIDIO ARAMU)

Un altro punto che differenziava i giovani missini dalla dirigenza nazionale era il rapporto con le formazioni della destra extraparlamentare. Mentre il MSI ufficialmente prendeva sempre le distanze da tali gruppi, arrivando addirittura a chiedere la doppia applicazione della pena di morte per coloro che si macchiavano di gravi delitti militando nei Nar o gruppi similari, i giovani invece intrattenevano stretti rapporti con essi, considerandoli parte attiva ed importante del medesimo ambiente politico (definito tutt’oggi col termine di Area). Tali rapporti però non si esaurivano solo agli aspetti personali e/o di cameratismo, ma vi era una vera e propria osmosi tra le posizioni ideologiche dei gruppi extraparlamentari e quelle dei gruppi giovanili missini. Basti andare a rileggere i documenti politici del Fronte della gioventù, soprattutto di Roma, di metà anni Ottanta per rendersi conto di come i militanti dell’epoca avessero fatto propri quasi tutti i punti programmatici di Terza Posizione: antimperialismo, giustizia sociale, Europa Nazione e a seguire tutti gli altri. Non a caso nel 1989 Alemanno, all’epoca segretario nazionale del Fdg, fu arrestato in seguito ai disordini organizzati a Nettuno in occasione della visita dell’allora presidente degli States, Bush senior. Ricordiamo che invece la dirigenza missina è sempre stata, a parte rare eccezioni, fondamentalmente filoamericana, prima in funzione anticomunista poi banalmente e tristemente per motivi di puro servilismo nei confronti del padrone.

Lo iato tra i gruppi giovanili e la dirigenza della Destra Nazionale è così forte e storicamente fondato che addirittura dopo la nascita di Alleanza Nazionale e le prese di distanza dal Fascismo, le posizioni delle due parti continuano ad essere in contrapposizione. Ricordiamo ad esempio che nel 2008 Gianfranco Fini, partecipando ad Atreju, la festa nazionale dei giovani del partito, dichiarò come fosse necessario che la Destra si riconoscesse nei valori antifascisti. Pochi giorni dopo gli rispose Federico Iadicicco, presidente di Azione Giovani a Roma, con una lettera pubblica nella quale così scriveva: “cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti”.


Oggi però sembra che questo divario tra le due parti non ci sia più. Si è infatti da poco conclusa l’annuale kermesse dei giovani di Fratelli d’Italia, che pur conservando la storica sigla Atreju quest’anno ha aggiunto un sottotitolo emblematico: il Natale dei Conservatori. A noi questo titolo ha molto colpito, ovviamente in modo negativo. Lo riteniamo un vero e proprio cambiamento antropologico e dell’immaginario della destra giovanile. Come può un giovane accettare la definizione di conservatore? Egli dovrebbe ritenersi per natura un Ribelle, guardare con simpatia ai corsari, ai pirati, ai mercenari e a tutti coloro che hanno vissuto con spirito avventuriero la propria esistenza terriera. La gioventù (almeno quella sana…) è sempre stata così, fa parte della sua natura, come scrive il collega Alessandro Cavallini sulla pagine virtuali di Electo Magazine in un interessante articolo che potete leggere integralmente cliccando qui

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