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domenica 12 dicembre 2021

Lobby Nera a Piazzapulita: Umberto Baccolo difende la Contessa Lali Panchulidze




Dopo l'ennesima puntata di Piazzapulita di giovedì 9 dicembre dedicata alla presunta "Lobby Nera" che finanziava, secondo Fanpage alcuni candidati di Fratelli d'Italia a Milano, in cui il giornalista provava a contattare la "donna del trolley", cioè la Contessa georgiana Lali Panchulidze, indagata e fatta perquisire (senza esito) dalla magistratura per aver ritirato una valigia contentente solo libri per conto di Roberto Jonghi Lavarini, il mio collega Umberto Baccolo, del Partito Radicale e Nessuno tocchi Caino, che a livello indipendente aveva per primo intervistato quando scoppiò lo scandalo il "Barone Nero", raccogliendo in modo neutrale la sua versione dei fatti in un lungo video anche da noi qui pubblicato, ha preso posizione con un post su Facebook in difesa della Contessa.

Baccolo non ha mai finora detto se consideri Jonghi, che prima dell'intervista non aveva mai conosciuto, innocente o colpevole rispetto alle accuse, limitandosi a registrarne la versione in modalità tipica dei radicali dei microfoni aperti che danno voce a tutti, buoni o cattivi, senza censure, ma questa volta riguardo a Lali Panchulidze ha deciso di sbilanciarsi e ha scritto:


"Dopo aver visto Piazzapulita ieri, l'unica cosa che mi sento di dire è che voglio dare solidarietà anche in pubblico, avendolo già fatto in privato, alla Contessa Lali che è una mia amica ed è una ragazza dolcissima e bravissima e una persona perbene che sta subendo una violenta gogna mediatica per via di un'inchiesta in cui sono assolutamente convinto che la sua posizione sarà velocemente archiviata. 

Lali è una ragazza georgiana che ha veramente poco a che fare con le trame politiche italiane e l'unico suo errore è di essere stata ingenua e aver accettato di fare un piacere ad un amico senza nemmeno avere la più pallida idea della situazione, per pura bontà e spirito di amicizia. Ma non ha commesso nessun reato e non ha nulla a che fare con le trame in cui la si vuole mettere dentro a livello giornalistico... cosa che sicuramente la magistratura pure stabilirà."


Quindi Baccolo sostiene che, indipendentemente dalla posizione di Jonghi, sia convinto della buona fede ed innocenza della ragazza georgiana, con cui ha rapporti personali di tipo amichevole, e che crede sia rimasta incastrata in una faccenda più grande di lei della quale non sapeva nulla soltanto per il buon cuore di fare un favore ad un amico del quale, chissà, forse si è fidata troppo.

Dello stesso tono il commento della compagna di vita ed attivismo con la loro Folsom Prison Blues (pagina per i diritti dei detenuti) e con Caino, nonché collaboratrice nei numerosi documentari sulla destra radicale, come "Maurizio Murelli – Non siamo caduti in autunno" Elisa Torresin, che scrive: "Piena solidarietà all'incantevole Contessa. Bisognerebbe farla finita di legittimare questo malcostume (si, é malcostume, non "giornalismo d'inchiesta") di perseguitare le persone, inseguirle e tempestarle di chiamate per ottenere una dichiarazione. " Va infatti notato che, Contessa a parte, da sempre Baccolo e Torresin conducono battaglie contro la "gogna mediatica", contro la mostrificazione ed il processo mediatico con condanna certa emessa fin da subito che tocca agli indagati che invece sarebbero innocenti fino a terzo grado di giudizio, contro il dare in pasto alla stampa e al pubblico dati personali ed intercettazioni degli indagati durante la fase iniziale delle indagini, cosa che sarebbe illegale ma viene fatta sempre, e contro quel tipo di giornalismo, e qui citiamo Baccolo che abbiamo interrogato in materia, "che vuole costringere i protagonisti dei fatti a commentarli, come se fosse un loro dovere, e quindi insegue le persone entrando abusivamente nelle loro proprietà private, impedendo alle loro automobili di partire, piazzandosi giorni sotto casa loro, tempestandoli di telefonate, con una violenza che ha del persecutorio, quando se una persona non vuole rilasciare dichiarazioni, ha il diritto di farlo e andrebbe lasciata in pace, ed è evidente che facendo così quello che si cerca non è una dichiarazione, ma è di provocare le persone fino a farle esplodere, per ottenere effetti sensazionalistici, o per mostrificarle ulteriormente, facendole passare per gente che ha qualcosa da nascondere, che sicuramente è colpevole perché se no parlerebbe, che ha reazioni scomposte".

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