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venerdì 21 gennaio 2022

Movimenti nazional-popolari tra crisi e repressione. L'analisi di Igor Colombo

 


di Igor Colombo

Una Nazione, nel suo assetto e nella civiltà del suo popolo, si poggia sul vigore e sulla sensibilità culturale, che ha credenziali di regime spesso connotato ad una sua certa dinamica storica e politica e che si regge, inevitabilmente per mero scopo di propria tutela, sulla persuasione collettiva e sulla volontà di repressione per educare i cittadini. E’ un ordine di differenza all’interno di uno Stato organico e che per esempio nel contesto pandemico non si ha alcuna difficoltà nel riscontrarlo. Chi finisce poi per pagare il prezzo più caro sono coloro i quali si oppongono intellettualmente e fisicamente all’azione egemonica dell’ordine dello Stato costituito quale assetto democratico, ma che nella realtà tradendo il valore intrinseco del termine di derivazione greca, assurge a dominio incontrastato ed incontrollato delle elitè di potere, che sono al tempo stesso politico, filosofico ed economico. L’ambiente dei movimenti politici nazional-popolari sono quelli che da questa battaglia politica ed ideologica, sono i più colpiti in un momento storico in cui gli stessi si trovano anche più deboli e fragili come mai in nessun lustro avvenuto nella storia repubblicana italiana, dagli anni sessanta, fino ad oggi. La certezza di una tale inferiorità davanti ad un nemico troppo forte e potente non si concretizza sicuramente solo oggi e sarebbe sciocco e falso affermare il contrario, ma certamente i mezzi e le forze di opposizione culturale e dottrinaria, attualmente sono affievoliti, per cause di natura esterna sicuramente ma anche per quelle endemiche e circoscritte al loro interno certamente. Cercando di spiegare più chirurgicamente il momento provando a sviscerare le cause ed i motivi di crisi all’interno degli stessi movimenti politici, vi è il processo di degradazione delle energie che , forti negli anni ’70 coi maestri e riferimenti culturali che seppur variegati tra di essi, hanno saputo costruire argini ed aristocrazie di lotte intellettuali e di militanza sul campo, pagando anche tributi di sangue innocente. Oggi dobbiamo purtroppo tenere conto del fatto che molti di quelli che nell’ambiente sono sempre stati considerati guide e maestri sono venuti a mancare , altri da ormai oltre venti ed anche trent’anni, hanno tradito le idee e la fede. Quel che è rimasta è l’eredita di un mondo sempre meno giovane e smarrito e disorganizzato, dilaniato anche da diatribe interne e da errori umani che ne hanno acuito crisi e debolezza. Il tutto concedendo più facile gioco al già potente nemico che non è dalla parte estrema ma è all’interno della nostra vita, che ha invaso quello spazio marginale su cui ci si muoveva e si riusciva a brandire la spada contro i fautori e latori di comportamenti devianti e deviati, oppositori contro i difensori delle identità e delle diversità, dei sostenitori della famiglia e dei valori eterni. Oggi i biechi esecutori di regole morali e giuridiche attuano la loro forza e la loro possibile vittoria, non in una battaglia ideologica ma di lotta alle idee, al pensiero diverso ed alla libertà conculcata di poterla esprimere anche all’interno di uno spazio umano e spirituale ristretto. I prodromi di tutto ciò sono iniziati quando negli anni novanta si decise di portare a processo le idee di una comunità politica come il Fronte nazionale e del suo reggente, Franco Freda, ritenendo quale requisito di pericolosità la preveggenza, riconosciuta, di chi annuncia sicure sventure per il proprio popolo, esattamente come fece Cassandra , creduta solo da Laocoonte e per questo punito e fatto uccidere. Partendo da li per passare agli arresti del 9 ottobre di Roberto Fiore , segretario di Forza Nuova e del suo vice Giuliano Castellino, per l’assalto alla sede sindacale della Cgil , ancora non giudicato da nessuna corte di giustizia ma già condannato dall’opinione pubblica. Fino ad arrivare ad oggi, con lo sgombero del circolo futurista di CasaPound di Casal Bertone, in una struttura statale abbandonata e degradata e che grazie all’impegno di tanti militanti, è diventato un avamposto di cultura e civiltà, perché li dove si fa cultura aperta al pubblico, ci sta la civiltà ed il momento di confronto. Quello che fa più male del momento attraversato è che da tutta questa lenta consunzione di materiale umano e militante, ne ha beneficiato quella parte politica destraiola che ha anche rubato slogan ed idee all’ambiente nazional-popolare per scalare elettoralmente le carriere personali e di partito degli interessati che con la loro sostanza di sepolcri imbiancati stanno sul pulpito dell’ipocrisia e dell’inganno che continuano a perpetrare nei confronti del popolo e di chi, sconsideratamente ed ingenuamente li segue. Mai come in questo momento possiamo dire di stare in piedi sulle rovine e che difronte al caos della modernità l’unica salvezza rimane la forma. Restiamo in piedi ma per costruire come si fa dopo un terremoto. Ma siamo ben consapevoli che per farlo serve una nuova massima organizzazione e struttura politica , che non sia nostalgica e che non sia rinnegatrice di nulla, ma fedele alla tradizione millenaria della nostra Europa, salvata contro i nemici a Maratona, Salamina, Lepanto, Poiters, Vienna. Coscienti che il nemico che attacca non vuole solo la condanna fisica, ma anche quella delle idee e tutto deve avvenire nel perimetro della sconfitta democratica con il consenso legittimato dell’opinione pubblica. Non si deve permettere la damnatio memoriae, l’eredità nazionale dei posteri è quella di onorare i martiri di tutte le epoche e di individuare guide certe e sicure per una nuova formazione culturale dei popoli.

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