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giovedì 10 febbraio 2022

Foibe: un solo giorno per ricordare non basta


di Igor Colombo.


Oltre sessanta sono stati gli anni utili alla coltre del silenzio per nascondere uno dei peggiori crimini contro l’umanità nella storia del mondo. La tragedia delle foibe assume contorni ancora più tragici se ci si ferma a riflettere ed analizzare su tutta una rete di complicità politiche e che hanno consentito ad un clima di generale indifferenza sulla finestra del mondo, di persistere così a lungo nell’ignorare davanti ai popoli della Terra questo cruento e drammatico eccidio. In Italia qualcuno, fuori dal mondo nazional-popolare dove già vi era un abbrivo sulla vicenda, iniziò a venire a conoscenza di cosa fossero state le foibe. Risale infatti a metà anni novanta l’inchiesta di un Pm romano, Giuseppe Pititto, sul massacro di nostri connazionali in Istria e Dalmazia tra il 1943 ed il 1947. Pititto salì alla ribalta delle cronache per quella indagine che a tutto un mondo della sinistra inizialmente sembrò anacronistica, fino poi a considerarla priva di fondamento negando a monte l’esistenza di un genocidio che prendeva il nome delle cavità carsiche nelle quali venivano gettati migliaia di italiani. Il giudice mise sotto accusa due ufficiali dell’esercito del maresciallo Tito, indiscusso capo del Partito comunista slavo, che erano Oscar Piskulic e Ivan Matika. Mentre l’opinione pubblica veniva informata su quella vergognosa pagina della storia tenuta segreta, Pititto era oggetto di minacce di ignoti con l’invito a tacere e lasciar perdere l’inchiesta sulle foibe. Per sessant’anni non solo si pensò a coprire tremendi crimini di guerra, ma nessun uomo di Stato, pensò mai di istruire un processo per punire i colpevoli e gli assassini. Qualche anno dopo quelle inchieste con al governo il centrodestra e con grande impegno di Forza Italia ed Alleanza Nazionale fu istituto il Giorno del Ricordo da celebrarsi il 10 febbraio in memoria di quelle vittime innocenti e di tutti gli esuli dell’ex Jugoslavia, con prevalenza istriani e dalmati. Una memoria insabbiata o più esatto precisare con stretta attinenza alla tragedia, infoibata, con principali responsabili personalità di spicco della politica italiana repubblicana e soprattutto di un partito su tutti, quello comunista italiano. Non regge neppure la versione del “non si sapeva” perché fin da subito furono le dichiarazioni pubbliche di personaggi della politica, primo fra tutti Gianni Bartoli , sindaco di Trieste , il quale in un discorso pubblico ad inizio anni sessanta parlò di esodo e di crimini perpetrati su nostri connazionali. 300.000 furono gli esuli, mentre il numero delle vittime fatte precipitare nelle foibe ancora al giorno d’oggi è imprecisato ed è destinato a crescere per via di numerose foibe ancora inesplorate. Diversi sono stati negli anni i libri che hanno parlato di questo eccidio italiano e non solo, in quanto ad essere trucidati non furono soltanto nostri connazionali ma anche diversi sacerdoti croati e sloveni , vittime servite per placare la sete di sangue dell’anti-cattolico Tito al quale un presidente della Repubblica italiana nel giorno del suo funerale, ne baciò la bara, tal Sandro Pertini. Ancora oggi si riscontrano molte reticente nel voler ricordare un tale dramma per come gli eventi storici si sono barbaramente configurati, ossia non se ne parla abbastanza. Soprattutto ciò si evince se paragoniamo tutta una propaganda relativa alla memoria di altri drammi accaduti nel ventesimo secolo, ci accorgiamo che la proporzione è evidente. Per questo non dobbiamo esitare nel ribadire con forza che un solo giorno non basta per ridare giusta memoria e riconoscimento storico a nostri connazionali per oltre mezzo secolo ignorati e non menzionati nella storiografia afferente le tragedie ed i crimini contro l’umanità. Non possiamo aspettare che altri cinquanta o sessant’anni trascorrano per vedere una presa di coscienza nazionale ed europea dinanzi a determinati eventi che sono stati un’offesa ed una ferita a Dio ed ai popoli interessati. Auspichiamo anche che quelle terre, un tempo italiane, un giorno possano tornare al legittimo appartenente quale riscatto di dignità nazionale e sentimento patriottico, spesso dimenticato e calpestato.

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