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martedì 4 ottobre 2022

Un pezzo della Lega vuole tornare Lega Nord






Il cattivo risultato della Lega alle elezioni politiche del 25 settembre sta iniziando ad avere i primi effetti concreti sulla leadership del segretario, Matteo Salvini, accusato di avere abbandonato le tradizionali istanze del partito a difesa delle ricche regioni del Nord per un allargamento al Centro e al Sud, e uscito molto ridimensionato dal voto.
Nel weekend lo storico fondatore del partito, Umberto Bossi, ha annunciato la creazione di «Comitato per il Nord», un’operazione politica dai contorni ancora poco chiari ma che oggi sembra la cosa più vicina a una corrente – cioè una fazione che esprime una linea politica autonoma da quella ufficiale del partito – che la Lega abbia avuto di recente. «È un passaggio vitale finalizzato esclusivamente a riconquistare gli elettori del Nord, visto il risultato elettorale del 25 settembre», ha detto Bossi ad Adnkronos.
L’annuncio di Bossi è arrivato dopo giorni di interviste, dichiarazioni e post sui social network molto critici nei confronti di Salvini da parte di eletti e dirigenti della “vecchia” Lega, innescati dal risultato a livello nazionale ma soprattutto nelle regioni del Nord. La Lega ha ottenuto meno della metà dei voti di Fratelli d’Italia in Lombardia e Veneto, poco più di un terzo in Piemonte e Liguria. Nei giorni successivi al voto Salvini ha minimizzato il risultato preferendo concentrarsi sulla prospettiva di entrare nel nuovo governo: ma l’annuncio di Bossi potrebbe dare inizio a un periodo di notevoli tensioni interne e di crisi per Salvini, la prima nei quasi nove anni del suo mandato.

All’inizio della sua segreteria Salvini si spese molto per ampliare il bacino elettorale della Lega e farla diventare un partito nazionale. La promessa fatta all’elettorato storico del Nord era che solo un partito più forte e radicato in tutta Italia poteva promuovere con efficacia gli interessi delle regioni settentrionali e dei loro imprenditori e liberi professionisti: su tutti, una sempre maggiore autonomia dallo stato centrale. Salvini è stato eletto quasi nove anni fa e le regioni del Nord non sono affatto più vicine all’ottenere una maggiore autonomia. Il tema è scomparso da tempo dal dibattito nazionale, nonostante i due appositi referendum organizzati e vinti in Lombardia e Veneto nel 2017.
Ora che i risultati elettorali si sono molto ridimensionati rispetto alle elezioni politiche del 2018 e a quelle europee del 2019, la strategia di Salvini sembra essere entrata in crisi: il successo elettorale di Fratelli d’Italia e in parte del Movimento 5 Stelle hanno quasi azzerato i consensi della Lega al Centro-Sud, mentre nel Nord le grandi città votano soprattutto per il centrosinistra e l’elettorato storico della Lega sembra essersi trasferito su Fratelli d’Italia, a giudicare dalle prime analisi sui flussi elettorali.

Un pezzo della dirigenza della Lega vorrebbe che il partito tornasse a concentrarsi proprio sugli interessi e le priorità del proprio elettorato storico, a partire da una maggiore autonomia per le regioni del Nord (che Salvini negli ultimi giorni cita più spesso di prima, forse per cercare di placare le tensioni interne). Anche a costo di interrompere gli investimenti e le operazioni di costruzione del consenso che Salvini aveva avviato dall’Emilia-Romagna in giù.

Fonte Il Post

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