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mercoledì 30 novembre 2022

Usa e Ue vogliono escalation in Ucraina. Il silenzio assenso dei Fratelli d'Italia





di Raffaele Schiavone 


39 settimane nove lunghi mesi, un lasso di tempo paragonabile ad un parto travagliato, 273 giorni di morte e distruzione in Ucraina. Giorni di sangue che potevano essere ridotti a più della metà se l’ UE non avesse proseguito -e continua in maniera imperterrita a proseguire- con la politica del supporto bellico a Kiev ad ogni costo, per compiacere e non recare dispiacere agli USA. La forza politica che ha preso più voti il 25 settembre, e che si vanta del titolo di “patriota” come se fosse un marchio registrato, non ha mai nascosto il proprio sostegno incondizionato alla NATO e quindi agli USA. In realtà, tale partito risulta in questo atto di fede incondizionato poco patriota, in quanto le insulse sanzioni economiche/commerciali contro la Russia colpiscono l’Europa intera e in particolare la nostra nazione a discapito di una sempre più opprimente ingerenza esterna -ma decisiva- degli Stati Uniti d’America. Per quanti decenni ancora l’Europa dev’essere soggiogata dalla volontà della NATO? organizzazione nata per “difendere” le nazioni membro, da chissà quale pericolo e invasioni extraterrestre, ma che nella fattispecie ha prevalentemente funzioni offensive come grimaldello isterico e armato degli USA. La via diplomatica del cassate il fuoco in Ucraina deve passare attraverso il NON invio di armi; sperare che Zelensky con il solo sostegno esterno degli USA e dell’UE possa sconfiggere la Russia è pura blasfemia, a meno che quel sostegno esterno non diventi sostegno organico; ciò comporterebbe ad una vera terza guerra mondiale con tutti i suoi effetti domino in campo di alleanze geopolitiche; basti pensare che nel mondo gli USA non godono di particolari simpatie come qui in Europa. In questi nove mesi l’UE ha mostrato tutte le sue fragilità e contraddizioni, la mancanza dell’esercito comune europeo mai come ora si fa sentire più che mai e l’esercito comune era sulla carta uno degli aspetti fondamentali dell’UE. A questo punto è lecito chiedersi se davvero l’UE così com’è stata impostata possa rappresentare un bene per ogni singola nazione del vecchio continente; perché della moneta comune finora sono stati più svantaggi che vantaggi, per non parlare di tutte quelle normative asfissianti che paralizzano e bloccano il potere decisionale delle nazioni. Sarebbe il caso di rivedere i pro e contro (per ora la bilancia è indirizzata più verso gli svantaggi che i vantaggi) e casomai tornare ad essere padroni dei propri destini, con il dispiacere di quelli che si definiscono strenui europeisti solo per lodare il trattato di Schengen come grande conquista. A costoro si può dire: meglio aspettare i dovuti controlli burocratici alle frontiere ed essere nuovamente padroni del proprio destino in campo economico e sociale. Ci vuole coraggio e buona volontà, basta prendere esempio dalla Brexit della “perfida Albione” loro durante la permanenza nell’UE hanno sempre mantenuto la propria moneta e nonostante ciò hanno deciso di non sottostare ai diktat di Bruxelles, mica sciocchi questi inglesi.

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