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sabato 24 dicembre 2022

La Lega Salvini Premier alla corda. Se dovesse perdere in Lombardia sarebbe dura per il leader





di Martino Loiacono 
Fonte Italia Oggi

Nonostante le continue smentite e le ironie, nelle settimane e nei giorni scorsi è diventata evidente la spaccatura tra la Lega di Matteo Salvini e quella che fu la Lega nord. Non solo: è anche venuto a galla il delicatissimo nodo dell'identità del Carroccio. La fondazione del Comitato Nord voluto da Umberto Bossi, l'uscita di alcuni consiglieri regionali lombardi e l'incontro tra il Senatur e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana sono la prova più chiara di una situazione critica, soprattutto in vista delle elezioni in Lombardia.
All'interno della Lega salviniana, l'ala nordista è tornata ad alzare la testa e a rivendicare la propria identità indipendentista e autonomista. Un fatto non da poco, alla luce di quanto avvenuto con la segreteria di Salvini che ha trasformato profondamente il partito. Infatti, dal 2013 questi ha operato una mutazione genetica che ha fatto cambiare pelle alla Lega. In pochi anni sono quasi spariti tutti i riferimenti alla Padania e agli interessi del Nord, sostituiti da una piattaforma sovranista e nazionalista incarnata esclusivamente dalla leadership di Salvini.
Il leader, con il suo presenzialismo e la sua comunicazione martellante, ha rimpiazzato l'identità nordista. La Lega, soprattutto nella sua fase di ascesa, era Salvini. E Salvini era la Lega. Non a caso anche il nome del partito è cambiato da «Lega Nord» a «Lega per Salvini premier».
Un passaggio che ha reso evidente il peso della trasformazione e che spiega anche la situazione difficile che sta vivendo oggi il Carroccio. Perché con la crisi della leadership di Salvini, testimoniata dal misero 8,8% ottenuto alle scorse politiche, è entrata in crisi anche la Lega. Il che ha ringalluzzito l'ala nordista che si era ormai abituata a inghiottire bocconi amari.
Se è chiaro che per ora la manovra di Bossi non può impensierire Salvini, almeno a livello numerico, è pur vero che pone diversi interrogativi. Sia per quanto concerne il posizionamento politico, sia per quanto riguarda l'identità del partito.
Ad oggi la Lega è una forza nazionalista e sovranista che in tanti aspetti ricalca Fratelli d'Italia. Basti pensare ai temi della sicurezza e dell'immigrazione, dove le posizioni delle due forze politiche sono sovrapponibili. O ancora, a un certo tipo di nazionalismo e allo scetticismo nei confronti dell'Unione europea. Insomma, la nuova Lega fatica a differenziarsi da Fratelli d'Italia.
Se non vi fosse la battaglia per l'autonomia, spinta soprattutto dai governatori del Nord e da Roberto Calderoli, sarebbe difficile rilevare le differenze.
Il Carroccio si trova dunque a un pericoloso bivio. Può continuare sul sentiero nazional-sovranista, sperando in un calo fisiologico di Fratelli d'Italia, così da recuperare terreno. Magari grazie a qualche iniziativa innovativa del proprio leader che può sfruttare le grandi opere legate al suo ministero. O può provare a concentrarsi maggiormente sul Nord con un approccio più tradizionale, vicino all'autonomia e agli interessi del suo bacino elettorale di riferimento.
Il rischio, in questo caso, è quello di perdere i voti di Centro e Sud Italia e tornare a percentuali inferiori al 10%. La scelta, come si può immaginare, è complessa. Le regionali saranno un banco di prova cruciale per capire la forza della Lega e i rapporti con Fratelli d'Italia in un territorio favorevole come quello Lombardo. Un'altra batosta darebbe ulteriore spazio al malessere dei nordisti e di Bossi. E metterebbe Salvini in una posizione a dir poco scomoda.

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